PERCORRIAMO UNA CULTURA DELLA PACE

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di Beatrice Fanti e  Anna Catania

“Percorsi di pace” è un’associazione nata alla fine degli anni ’90, con lo scopo di opporsi alla guerra nell’ ex- Jugoslavia ; tuttora si occupa di promuovere una cultura della non violenza, di rispetto e impegno per la pace e la solidarietà.
L’intervista al presidente Giancarlo Zanetti ha lo scopo di far conoscere l’associazione a noi studenti del “Salvemini” e di diffondere una cultura di pace.
“Pace” non è solo “non fare la guerra”: pace è rispetto per noi stessi e per gli altri. L’associazione tratta infatti molti temi come il razzismo, il femminicidio, la mafia e le ingiustizie sociali.
PER QUALE MOTIVO E’ STATA FONDATA L’ASSOCIAZIONE PERCORSI DI PACE?
L’associazione nasce da un gruppo di persone contrarie alla guerra nella ex Iugoslavia, che dava aiuto ai profughi, raccoglieva fondi per gli ospedali di Sarajevo.
Percorsi di pace ha collaborato anche con il gruppo Arcobaleno, in cui c’era un gruppo di ragazzi di 17 anni circa che occupava i suoi pomeriggi stando con i bambini di 5 o 6 anni, una sorta di scoutismo laico, con lo scopo principale di favorire l’aggregazione giovanile e, successivamente alla nascita del comitato di solidarietà, per aiutare i giovani in difficoltà.
Il nome “Percorsi di pace”, tra tanti altri, è stato scelto in una sorta di referendum e rappresenta l’obiettivo stesso dell’associazione ovvero diffondere la pace e la non violenza.

QUALI SONO LE PRINCIPALI ATTIVITÀ CHE SVOLGETE ALL’INTERNO DELL’ASSOCIAZIONE?
Noi attuiamo progetti nelle scuole per aiutare i ragazzi che hanno difficoltà di inserimento, come gli studenti stranieri per esempio, attraverso i doposcuola.
Un altro gruppo si dedica alla cultura della non violenza con serate e manifestazioni, occupandosi non solo dei problemi legati alla guerra, ma anche delle forme di violenza che possiamo trovare nella nostra società
Il gruppo solidarietà opera attraverso la raccolta, una volta a settimana, di generi alimentari che le aziende scartano, vengono preparati dei sacchetti che sono poi distribuiti alle famiglie che ne hanno bisogno ( al momento sono 90 )
Facciamo inoltre un mercatino dove si vendono vestiti o oggetti per la casa. Quello che non viene venduto, viene dato alle case famiglia, a padre Marella e infine alle carceri.
QUAL E’ IL PROGETTO CHE VI DA’ MAGGIOR SODDISFAZIONE?
Collaboriamo con una piccolissima associazione che raccoglie manifesti dagli anni ’50 a oggi. Ora i manifesti raccolti sono 5.000 e ci piacerebbe trovare un modo per farli vedere a tutti.

IN CHE MODO L’ASSOCIAZIONE POTREBBE COLLABORARE CON LA NOSTRA SCUOLA?
La nostra associazione è solita, intorno al 21 marzo, andare nelle scuole per portare momenti di riflessione attraverso le testimonianze di alcune persone che hanno vissuto dei momenti significativi del nostro tempo. E’ importante, ad esempio, mantenere il ricordo di Auschwitz per evitare che si perda nel tempo.
Se la scuola fosse d’accordo, si potrebbero raccontare vere e proprie storie anche di gente che non c’è più attraverso i nostri manifesti.
All’interno della scuola è importante portare la consapevolezza del mondo in cui viviamo attraverso dibattiti sui temi di attualità, è importante mantenere un dialogo con i giovani trattando anche il tema della pace, ricreare un gruppo di giovani come c’è stato fino al 2006/2007, utilizzare la loro energia per migliorare il loro stesso futuro.
Un’esperienza importante per noi, ad esempio, è stata l’ospitalità che abbiamo fornito ad un gruppo di ragazzi israeliani e palestinesi che aveva in comune il fatto di avere avuto un parente ammazzato nello scontro fra questi due popoli. Questa esperienza è stata molto importante, perché i membri del gruppo potevano dare testimonianza del proprio vissuto.
Arrivederci a presto e speriamo di percorrere un po’ di strada insieme!

Siti Bufala

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Anna Dondarini e Lorenzo Ramponi

Innanzitutto forniamo la definizione di questa tipologia di siti:

un sito bufala è un sito che fornisce informazioni del tutto false, o in parte non vere, al lettore.

Perché esistono?

Il gestore di un sito internet guadagna in base al traffico di utenti che vi entrano. Una persona tende a visualizzare un contenuto spinto dalla curiosità, quindi inserendo informazioni false su internet come ad esempio:”Scoperta nuova cura medica”, la possibilità che gli accessi siano più alti aumenta.

Sei entrato in un sito bufala?! Non preoccuparti, non è successo assolutamente niente, creare informazioni false non è un reato, ed in questi siti non c’è il rischio di prendere dei virus.

L’importante è che tu riesca a riconoscere se ciò che tu stai leggendo sia veritiero oppure no.

Per riconoscere l’integrità di un’informazione su un sito, ci sono diversi metodi:

Nome –  Si può capire facilmente l’autenticità di ciò che stai leggendo controllando il nome del sito, per esempio questo sito www.quotiDIANO.it è diverso da quest’altro www.ilfattoquotiDAINO.it: spesso si utilizzano nomi simili per confondere l’utente.

Fonti – L’esattezza di un’informazione è identificabile tramite le fonti alla fine di un articolo, se non sono presenti, probabilmente l’articolo è falso.

Confronto – Una volta letta un’informazione, fare una ricerca per verificarne l’esattezza, confrontando i dati trovati, è il miglior metodo che si possa utilizzare.

Una lista di siti bufala in continuo aggiornamento è oltretutto visualizzabile cliccando su questo link: http://www.bufale.net/home/the-black-list-la-lista-nera-del-web/

RICORDARE È IMPORTANTE

monsieur-batignoledi Anna Dondarini

Il 27 gennaio è la giornata della memoria e in questa occasione  è stato trasmesso per televisione un film francese del 2002: “Monsieur Batignole” del regista (e interprete) Gérard Jugnot.
Il film si svolge nel 1942. Il protagonista Edmond Batignole, proprietario di una piccola bottega, vive insieme alla moglie, alla figlia ed al futuro genero, Pierre-Jean, in una palazzina di Parigi. Edmon non é né collaborazionista né perseguitato, ma quando Simon bussa alla sua porta non può che aiutarlo, provando pietà nei suoi confronti. Simon è il figlio di una famiglia ebrea che abitava al piano superiore, ma che era stata denunciata alla polizia proprio da Pierre-Jean. Il bimbo era riuscito a scappare e non sapendo dove andare ero tornato in quella che un tempo era casa sua, ma che subito dopo il loro arresto era diventata di proprietà di Edmond. Nonostante Pierre-Jean sia un collaborazionista dichiarato, Edmond si prende cura di Simon, nascondendolo prima in soffitta e successivamente in cantina. A Simon si aggiungono anche le cuginette, i cui genitori erano stati arrestati ed insieme cercano di raggiungere la Svizzera per scampare ai nazisti.
Una storia semplice, ma efficace per far capire quello che successe 72 anni fa.  Un film in cui i personaggi interpretano le diverse realtà: Edmond rappresenta il bene, l’eroe della situazione. Inizialmente è indifferente al bambino e a tutto ciò che gli succede intorno, ma grazie anche alle storie che Simon gli racconta sugli ebrei capisce ciò che sta succedendo realmente nel mondo e ciò che gli ebrei devono vivere ogni giorno. Non si sottomette ai nazisti e non denuncia il bambino poiché si reputa responsabile della perdita dei genitori e del fratello. Pierre-Jean rappresenta il male, collaborazionista che denuncia migliaia di ebrei per bieco interesse. Non prova pietà per nessuno, neanche per dei bambini orfani e spaventati e sarà proprio il suo fanatismo che lo farà uccidere. La moglie di Edmond é disinteressata a tutto ciò, si preoccupa solo dei soldi. Una donna burbera e priva di pietà che asseconda il genero in tutto ciò che fa pur di poter vivere nel lusso.
In quel periodo la maggior parte delle persone erano indifferenti, disinteressate alla vita politica e sociale e fu proprio la loro chiusura verso il mondo esterno che causò questa tragedia. La giornata della memoria serve per prendere coscienza. L’abbandono dei valori come l’uguaglianza, la libertà individuale e la solidarietà unito ad idee razziste e violente portò allo sterminio di massa degli ebrei. Ricordare è importante anche se doloroso, soprattutto per chi ne è stato protagonista, è necessario aver ricordo di quei terribili momenti, cosicché gli uomini di domani non debbano di nuovo commettere gli stessi errori. Ciò che è accaduto non si deve più ripetere.

SAN PATRIGNANO: UN INSEGNAMENTO DI VITA

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di Anna Dondarini

San Patrignano è una comunità di recupero da dipendenze che mette al centro del percorso dei ragazzi la formazione individuale. Fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli, si trova a Coriano in provincia di Rimini e da molti anni le terze della nostra scuola trascorrono lì una giornata.
Una volta arrivate a San Patrignano, le nostre classi vengono accolte da alcuni ragazzi che mostrano le attività svolte nella comunità.
Durante la visita, i ragazzi di San Patrignano raccontano della loro vita e di come sia cambiata dal momento in cui sono entrati nella comunità.
Questa esperienza è sempre molto interessante, perché avvicina alle problematiche del disagio e dell’emarginazione ed è istruttiva per noi adolescenti, che raramente veniamo posti di fronte a problematiche gravi e difficili e che spesso non conosciamiamo mondi diversi da quelli che siamo abituati a vedere. E’ utile anche ai ragazzi della comunità, in quanto parlare con persone esterne li aiuta a superare questo periodo difficile, inoltre dimostra ai visitatori la volontà ammirevole con cui i ragazzi della comunità stanno affrontando i loro problemi.
Un nostro studente, dopo questa visita, ha detto agli ospiti di San Patrignano: “Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempendo la spaccatura con dell’oro. Essi credono che quando qualcosa subisce una ferita e ha una storia, diventa più bello. Io credo alla stessa cosa: durante la vostra vita, voi, avete subito delle fratture, ma avete avuto anche il coraggio di riempire le vostre ferite valorizzandole e questo ha fatto sì che diventaste più belli di prima!”

La ‘ndrangheta raccontata ai ragazzi : il procuratore Gratteri risponde agli studenti

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Il 26 novembre, presso il teatro Laura Betti , nell’ambito della manifestazione ” Politicamente scorretto” organizzata dal Comune di Casalecchio di Reno, gli studenti della III F dell’istituto Gaetano  Salvemini e alcuni ragazzi del Liceo Leonardo Da Vinci hanno avuto l’opportunità di intervistare il procuratore della repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri. Ecco che cosa hanno chiesto ed ecco le risposte che hanno ricevuto.

di  Fred Feze, Mira Mazreku, Sofia Rosso, Beatrice Fanti,

Sofia Mingarelli, Ludovica Perillo e Davide Guio

Mira: Ultimamente, al nord, si è passato da un’infiltrazione di organizzazioni criminali, a un vero e proprio radicamento. Noi sappiamo che a Bologna sono stati confiscati beni a Nicola Comerci per un valore di oltre 50 milioni di euro; quindi volevamo sapere lo Stato cosa ne fa di questi beni? Esiste una legge a proposito.
Gratteri: Allora, questi beni una volta che vengono sequestrati c’è una procedura per arrivare alla confisca. Arrivare alla confisca vuol dire che entrano nel patrimonio dello Stato, quindi questi beni vengono assegnati al Comune, poi è il Sindaco, è il Comune che decide in base ai progetti, alle idee,…a chi assegnarlo. Ad esempio: se si sequestra un cinema (sicuramente ci saranno delle associazioni di giovani di una cooperativa), sarà assegnato alla cooperativa che avrà il progetto più serio, il progetto più solido.
E qui bisogna anche stare attenti alla “trasparenza” di assegnazione di questi beni, bisogna stare attenti a non fare poi clientela sull’assegnazione dei beni, quindi è importante che tutto sia trasparente, che tutto sia online, che siano pubblicizzati questi beni in modo tale che tutti i cittadini, chiunque abbia un’idea, abbia un progetto,…può presentare questo progetto, questa idea per assegnarsi questo bene. E’ ovvio che anche nella mia commissione abbiamo fatto delle proposte di riforma all’agenzia dei beni confiscati, abbiamo pensato, ovviamente contrariamente ad alcuni miei colleghi che sono di parere opposto, che l’agenzia, dal mio punto di vista, deve entrare il prima possibile in possesso del bene, perché, spesso, questo bene viene lasciato per anni ad amministratori giudiziari, i quali amministratori giudiziari ovviamente costano. In Italia ci sono state liquidazioni per consulenti, amministratori giudiziari di 6/7 milioni di euro, che per me sono cifre sbalorditive, sono cifre enormi…allora io penso che, siccome c’è una struttura, c’è un’agenzia dei beni confiscati, l’agenzia deve entrare nella disponibilità di questo bene il prima possibile per evitare questa, come ti devo dire, questa “agonia” del bene, no? Perchè spesso le attività commerciali sono delle anomalie del mercato, cosa voglio dirti? Spesso la costruzione di un supermercato, è un supermercato che serve solo a giustificare ricchezza, a fare riciclaggio. Quindi nel momento in cui nelle casse di quel supermercato, non entrano, non arrivano soldi provenienti, ad esempio, dal traffico di cocaina, quel supermercato, dovendosi reggere sulle sue gambe (perché è stato tagliato il cordone ombelicale, il tubo catodico dei soldi che non arrivano più), il supermercato va in crisi perché non riesce a vendere a prezzi più bassi rispetto agli altri supermercati. A quel punto va in crisi, però, nel momento in cui proprio interviene un amministratore giudiziario, quel supermercato andrebbe immediatamente chiuso senza aspettare 3/4 anni, l’agonia di 3/4 anni che serve solo ad avere delle spese, in particolare da parte degli amministratori giudiziari.

Fred: Com’è possibile che nel 2016 le donne della ndrangheta, nonostante apportino un contributo importante all’intorno delle ndrine, accettino di ricoprire un ruolo subordinato?
Gratteri: No, le donne hanno un ruolo importante nella ndrangheta, intanto in Calabria esiste il matriarcato: nelle famiglie è la donna il motore della famiglia, anche in famiglie non mafiose (a casa mia comanda mia moglie), quindi le donne all’interno della famiglia hanno molto potere, sono molto determinanti. Nella struttura della ndrangheta loro sono importantissime, ad esempio nelle faide, le donne ne sono il motore, sono quelle che tengono acceso il fuoco della vendetta, sono quelle che caricano gli uomini come delle sveglie. Poi sono quelle che, vestite da uomo sono andate a sparare, anche, nelle faide, sono quelle utilizzate per spostare gli uomini da una parte all’altra del paese, tenendoli nascosti nel portabagagli delle macchine. Le donne le vediamo sempre più presenti nel traffico di droga, ma non siamo a livello Sud Americano dove, quando un capo viene ucciso, quindi il marito, il compagno..la compagna prende il posto del suo leader, cioè non funziona così in automatico in Calabria. Non abbiamo donne che hanno questi ruoli applicabili all’interno della ndrangheta, però hanno comunque ruoli importanti. Poi negli ultimi anni abbiamo visto le donne “protagoniste” per quanto riguarda diventare o meno collaboratori di giustizia, e abbiamo visto che diventano collaboratori di giustizia non per un pentimento interiore, ma per amore, cioè quando le donne si innamorano di un altro uomo o quando, al contempo, scatta l’idea di poter liberare i figli da questo gioco della mafia. Abbiamo tre esempi di queste donne, però non possiamo parlare di un fenomeno, perché tu calcola che solo in provincia di Reggio Calabria ci sono almeno 170 organizzazioni, almeno 20 mila ndranghetisti, quindi con 3 donne che diventano testimoni di giustizia, non possiamo parlare di un fenomeno.

Sofia: C’è chi dice come Saviano che la legalizzazione delle droghe leggere limiterebbe il potere delle organizzazioni criminali, sappiamo che lei è contrario. Perché?
Gratteri: Ti ringrazio della domanda, allora intanto in Italia accade che tutti siamo allenatori della nazionale e siamo nelle condizioni che sappiamo tutto, i tuttologi. Io penso che noi dovremmo specializzarci in qualcosa, intanto avere un mestiere e specializzarci in un determinato settore, essere bravi in quel settore, non possiamo parlare di tutto. Certe volte quando i giornalisti fanno delle domande che non riguardano la mia specializzazione io dico “No in questo settore non sono esperto, non sono bravo, chieda ad un altro, chieda a questo collega, chieda a quell’altro, perché ho l’umiltà e ho il senso dei miei limiti e del pudore”, quindi non vado a parlare di tutto. Nel campo degli stupefacenti io sono un esperto, perché faccio questo lavoro da trent’anni e quanta cocaina, eroina, hashish, marijuana ho sequestrato io nella mia vita non l’ha sequestrata nessun magistrato in Italia. Quindi ritengo di poter parlare, non per aver letto i giornali, non per avere letto delle cose, ma altri hanno letto le cose mie e molti hanno capito il 50% di quello che hanno letto. Allora, dal mio punto di vista uno stato democratico e libero non può permettersi il lusso di legalizzare ciò che dal punto di vista scientifico è provato fare male o creare dipendenza. Intanto mentre io parlo qualcuno dice “e le sigarette e l’alcol..?” bene, io sono contrario ai videogiochi a che in ogni bar ci siano quattro o cinque macchinette, all’alcol. Però attenzione non omologhiamo il vino alle droghe, perché io posso bere vino e lo bevo per il piacere, come alimento per rinfrescarmi, come un cibo, come una bevanda; se io invece uso marijuana la uso solo per sballo, quindi è una cosa diversa, è un approccio diverso. Comunque io penso che uno stato democratico non possa legalizzare ciò che crea dipendenza. Andiamo sul piano scientifico, prima ancora che sul piano del contrasto. Sul piano scientifico, allora mediamente la corteccia celebrale è di sei millimetri e l’uso sistematico di marijuana la riduce a due millimetri. Ora vi spiego cosa succede: quando la corteccia celebrale si riduce da 6 millimetri a due millimetri si dimentica ciò che è successo il giorno prima e da adulti il 36% delle persone che usano marijuana in modo sistematico diventeranno schizofrenici, questo perché la marijuana non è la marijuana di trent’anni fa, ma è geneticamente modificata e ha un principio attivo altissimo, quasi come quello della cocaina. Quindi è improprio continuare a separare, a fare la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti. Ora vediamo cosa dicono le varie personalità che hanno parlato a favore della legalizzazione:
1- affermano che porterebbe all’ impoverimento delle mafie, in Italia l’80% dei tossico dipendenti sono cocainomani, un 6-7% usa le cosiddette droghe leggere, marijuana e hashish, il resto eroina e ecstasy. Quindi l’80% che usa cocaina sai quanto paga un grammo di cocaina? Mediamente 50 € al grammo, mentre la marijuana 4- 5 € al grammo quindi se voi fate questo rapporto che l’80% consuma 50 € al grammo e il 6-7% 5€ al grammo, il mancato guadagno rispetto a quello che è il business dei narcotrafficanti è ridicolo, quale sarebbe l’impoverimento delle mafie? Stando a questo ragionamento per coerenza dovremmo legalizzare anche la cocaina se vogliamo impoverire le mafie. E quali mafie impoverireste legalizzando la cocaina? Quelle italiane che sono addette alla distribuzione in Europa? E le mafie sudamericane che hanno il monopolio della produzione visto che la cocaina si produce solo in Colombia, Bolivia e Perù? Quindi le mafie di questi paesi diventerebbero le persone più ricche al mondo e avrebbero tanti di quei soldi tali da dettare l’agenda politica per tutto il sud America 2- affermano che legalizzando le droghe leggere liberiamo le forze dell’ordine dal perseguire, dal contrasto delle droghe leggere e quindi potrebbero dedicarsi ad altro, ad esempio mettiamo il caso che questo teatro sia una piazza e io, organizzazione mafiosa, ho il controllo di questa piazza per la vendita delle droghe. Un’ organizzazione che vende droghe in piazza è come un negozio di generi alimentari che vende pasta, pane, olio, tonno eccetera. Un’organizzazione criminale che ha il controllo di questa piazza vende eroina, cocaina, hashish, ecstasy, marijuana.. quindi se si legalizzasse la marijuana si continuerebbero a vendere tutte le altre droghe e quindi le forze dell’ordine sarebbero sempre e comunque impegnate su quella piazza. Allora quale risparmio avrei io per quanto riguarda le forze dell’ordine?
3-se noi legalizziamo le droghe, noi Stato guadagniamo 2 milioni e mezzo di euro l’anno. Quindi noi legalizziamo le droghe, vendiamo la marijuana in farmacia e così lo Stato incassa, come per la lotteria 2 milioni all’anno più 2 milioni e mezzo per le marijuana, ma lo stato non guadagna, perché gli ospedali psichiatrici sono pieni di persone che sono li a curarsi per la malattia che hanno del gioco e poi i malati con quali soldi li curiamo?, quando il 36% dei tossico dipendenti che da adulti diventeranno anche schizofrenici verranno pagati con le nostre tasse , dov’è questo guadagno? Quanti due milioni per volta in più dobbiamo spendere ogni volta rispetto a quelli che incassiamo?
Ma quello che afferma queste cose nella vita cos’ha fatto? ha mai lavorato un giorno? Ha mai fatto una cosa? Ma possibile che debbano passare nelle vostre teste questi tipi di ragionamenti solo perché qualcuno lo ha detto? Vediamo chi l’ha detto, noi per essere credibili dobbiamo fare nella vita, dobbiamo avere fatto qualcosa, non possiamo vivere solo di parole, incominciamo ad essere seri e prendere una posizione su queste cose.
Bea: Sappiamo che lei è stato coinvolto nel progetto di riforma della giustizia, quindi ci chiedevamo quali sono le misure più urgenti previste dalla riforma per la lotta alla criminalità organizzata
Gratteri: Nel luglio del 2014 mi è stato dato l’incarico di presiedere una commissione di riforma in cui oltre ad aver scelto persone a mio parere di primissimo piano ci siamo dati delle regole: ci siamo detti che dovevamo e che tutt’ora dobbiamo informatizzare il processo penale perché l’informatizzazione abbatte i tempi e i costi del processo. Abbiamo quindi pensato di velocizzare il processo senza abbassare il livello di garanzia dell’indagato dell’imputato, abbiamo rivisitato anche il codice penale, in certi casi innalzando le pene e in altri ignorando la formulazione del capo d’imputazione. Io penso ad esempio che il motivo principale della prescrizione dei reati sia proprio la lunghezza dei processi che si può abbattere con l’informatizzazione. A tal proposito vi faccio due esempi velocissimi, questo è un tribunale di collegio, se il magistrato che sta conducendo il processo viene trasferito da Bologna a Torino e ha già ascoltato quaranta testimoni, il processo ricomincerà da capo, perché il magistrato che ha preso il posto suo deve risentire nuovamente i testimoni in udienza. Abbiamo quindi deciso che il testimone interrogato, sarà video registrato con una telecamera ad alta risoluzione in modo da sottolineare comportamenti emotivi sospetti, a seconda delle domande che gli vengono fatte. In questo modo il giudice che prenderà il suo posto potrà rivedere il dvd e se dovrà fare domande nuove tornerà ad ascoltare il testimone. In questo modo noi risparmieremmo denaro e tempo, in maniera tale da concentrarci su altre indagini, non dovremmo nuovamente ripetere l’istruttoria dibattimentale.
Noi abbiamo ricostruito un articolo di legge, non abbiamo fatto una relazione sulla mafia, abbiamo presentato un lavoro che chiunque può presentare in Parlamento; anche l’ultimo dei parlamentari del partito più piccolo che è presente in questo momento in Parlamento lo può mandare in discussione.
Inoltre ho previsto il processo a distanza, ovvero tutti i detenuti alta sicurezza stanno nelle carceri e assistono al processo in videoconferenza sia come indagato sia come imputato che come testimone; anche in caso di separazione dalla moglie il detenuto resta nelle carceri e assiste in videoconferenza alla causa di separazione
L’effetto di questa piccola modifica è enorme e dirompente, perché in Italia circa 44.000 uomini sono occupati nella polizia penitenziaria di cui 10.000 sono impegnati ogni giorni in trasferimenti. Ogni detenuto che si sposta necessita di cinque uomini di scorta, in più aggiungiamo i costi dei trasporti tra cui aerei, macchine, furgoni blindati dal carcere all’aeroporto. Da non sottovalutare anche alcuni atteggiamenti soliti dei carcerati durante i trasporti, come i messaggi di morte. Tutto questo costa allo Stato, quindi a noi, 70.000.000 di euro all’anno, denaro che potremmo impiegare nell’assunzione di altro personale come poliziotti, forze dell’ordine, cancellieri e segretari. Questi sono tutti piccoli esempi, ma ho modificato più di 150 articoli del codice; siamo andati in superficie, lo abbiamo modificato nell’ovvio, volevamo valutare un primo riscontro e in caso positivo faremo un’altra commissione e andremo più in profondità. Ad oggi, poche di queste modifiche, già passate alla Camera, sono purtroppo ferme al Senato.

DONALD TRUMP: A REVOLUTION FOR THE USA

Nicole Mazzotti, Matteo Novi, Daniel Sierra

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On Tuesday November 8th 2016, US citizens chose their new president after 8 years of Barack Obama precidency, the first Afroamerican president. The two nominees were chosen by their parties: the Republican one was Donald Trump and the Democratic one was Hilary Clinton.

Donald Trump is a star businessman, very famous for his reality shows, his wealth and his strong impulsive attitude that made him largely discussed about during his carrer. Trump is also known for his extremist ideas that were basically the core of his political campaign.
Hilary Clinton is the former Secretary of State and Senator. She was the first woman running for president in the American history and, opposite to Trump, she has a more diplomatic attitude and a good way to talk to people. Mrs. Clinton’s campaign tended to bring foward what Barak Obama did.
Since the beginning of the political campaing, the two candidates have been discussing a lot because of their opposite ideas, and American people weren’t very keen on Trump’s strongly racist ideas and on the other side it seemed that citizens prefered to support Hilary’s point of view.
Against all odds, on the 9th of November it was announced that Donald Trump was elected as the new President oh the United States of America, and immediatly after the country plunged into chaos and amazement.
Nowadays, American people as the rest of the world wonder what will happen now and how the new President will manage very difficult situations and if he really will be willing to carry out what he had promised, like the wall at the Mexican border and the stop to immigrants.
Another question mark is about his future relations with the EU community and with China, the country whose import operations he wants to block in order to let the American production grow and be self-sufficient.
A true fact is that peolpe are worried about this almost unknown political character, but we will not be able to judge him until we get to know what he’s going to do.

 

Referendum: Sì e No a confronto

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ITCS Salvemini, lunedì  21 novembre 2015

Si avvicina il 4 dicembre 2016, il giorno in cui gli italiani saranno chiamati ad esprimere il loro parere sulla Riforma Costituzionale approvata dal Parlamento il 12 aprile.

Ma in cosa consiste questa riforma?

Aspetti giuridici del referendum: premessa

Perché siamo chiamati a votare?
Le leggi costituzionali per essere approvate necessitano di una doppia votazione. Visto che alla seconda votazione la riforma non è stata approvata dai 2/3 dei parlamentari è stato richiesto un Referendum confermativo da un 1/5 dei deputati (Movimento Cinque Stelle, Lega Nord, Sinistra Italiana e Forza Italia).
I referendum confermativi non richiedono un quorum.

Cosa cambia con la riforma Boschi?

-Si Passa dal bicameralismo paritario (entrambe le camere hanno gli stessi poteri e devono approvare le leggi nello stesso testo) al bicameralismo differenziato (le due camere avranno poteri diversi, la Camera dei deputati resterebbe com’è oggi mentre il Senato rappresenterebbe le Regioni e Comuni e approverebbe solo alcune leggi).

– Si ritorna all’accentramento del potere: mentre ora molte materie sono regolate in modo concorrente da Stato e Regioni con la riforma queste saranno di competenza esclusiva dello Stato; eliminazione formale delle Province;

-Viene abolito il CNEL, cioè un organo che dovrebbe proporre leggi concernenti il lavoro ma non ha una grande rilevanza;

-La fiducia al Governo sarà data esclusivamente dalla Camera dei Deputati anziché da entrambe le camere;

-Per la presentazione delle leggi d’iniziativa popolare saranno necessarie 150000 firme invece che 50000, però poi dovranno essere obbligatoriamente discusse in tempi brevi dal parlamento. Per quanto riguarda il referendum, le firme necessarie per la richiesta resteranno 500 mila, ma nel caso in cui, invece, le firme raccolte dai promotori siano almeno 800 mila, il quorum di partecipazione si abbasserà alla maggioranza dei votanti dell’ultima tornata elettorale

– Cambieranno le procedure di elezione del Presidente della Repubblica in particolare per quanto riguarda la maggioranza richiesta.

L’incontro di lunedì 21 novembre

Era pomeriggio e l’aula magna  straripava di ragazzi, in prevalenza maggiorenni e frequentanti la classe quinta, alcuni davvero curiosi di ascoltare il dibattito, altri leggermente minacciati dalle loro prof di diritto.
La moderatrice, la Professoressa Dal Pozzo, ha presentato i relatori:

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Il professore Andrea Morrone,
costituzionalista e professore ordinario di Diritto costituzionale presso l’università di Bologna,
per il

 

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Il professore Gianfranco Pasquino,
politologo, accademico italiano, ex-senatore e direttore del giornale “il Mulino”
per il NO.

 

Per cominciare il prof. Morrone ha esposto le seguenti idee:

  • Molti paesi europei (per esempio Germania e Spagna) hanno un bicameralismo differenziato il cui Senato rappresenta le regioni. La Riforma ci aiuterebbe a riallineare l’Italia con questi paesi.
  • È da tenere presente che quando la Costituzione fu redatta (1946-1947) mentre la 1° parte, quella dei principi generali, trovò tutti d’accordo, la seconda fu invece più problematica. Il Bicameralismo Perfetto fu scelto per un’esigenza di garanzia contro il ritorno del fascismo. Ma fin da allora si era pensato ad un bicameralismo differenziato.

Il prof. Pasquino invece sosteneva che:

  • In realtà le leggi in Italia, se i parlamentari ne hanno interesse, si riescono ad approvare abbastanza in fretta;
  • La riforma è pasticciata e confusa;
  • C’è una contraddizione: si tolgono poteri alle Regioni per poi affidargliene al Senato;
  • Avendo l’obbligatorietà di presenza in Senato, i suoi componenti cioè sindaci e consiglieri regionali non riuscirebbero a svolgere in modo completo entrambe le loro mansioni;
  • Il senato avrebbe solo 10 giorni per proporre delle modifiche e questa breve scadenza, se usata furbescamente, potrebbe diventare un modo per aggirare il loro controllo.

In seguito gli studenti hanno posto delle domande che hanno creato ulteriore dibattito e confronto.

Ciò che teniamo a sottolineare è il modo in cui si è svolto l’incontro cioè con estremo rispetto tra i due relatori nonostante le idee in netto contrasto, comportamento che al giorno d’oggi è sempre più raro soprattutto nei talk show.
Anche gli studenti hanno mostrato un grande rispetto e maturità mantenendo il silenzio e mostrando interesse e partecipazione specialmente attraverso le domande fatte.

Per concludere ecco il video del dibattito:

Alice Puglioli

 

Un bacio

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di Anna Dondarini, Anna Catania, Chiara Vignoli, Giulia Mantovan

Il 5 novembre alcune classi dell’istituto Salvemini si sono recate al cinema Odeon per assistere alla proiezione di “Un bacio”
e partecipare al dibattito al quale era presente anche il regista del film Ivan Cotroneo.
Il film racconta la storia di tre adolescenti che frequentano il liceo Newton di Udine: Lorenzo, Blu e Antonio.
I tre protagonisti hanno in comune l’esere emarginati dai loro compagni di scuola e proprio questo li unisce e nasce un’amicizia.
Lorenzo è un ragazzo apertamente omosessuale e orfano di entrambi i genitori, che viene adottato da una coppia di Udine.
Ostenta sicurezza, ma in realtà è un ragazzo che ha bisogno dell’ammirazione dei suoi compagni, che però non riceve.
Blu è una ragazza estroversa e sicura di sé, ma anche lei viene emarginata a causa della sua reputazione.
Antonio infine è un ragazzo introverso, ma abile nello sport, discriminato perchè reputato un ritardato. Il bullismo, l’omofobia e la ricerca della felicità riguardano gli adolescenti in prima persona e il film si rivolge proprio a loro: i tre protagonisti sembravano aver trovato la felicità grazie alla loro amicizia, non dipendevano più dal giudizio degli altri, da ciò che loro dicevano o pensavano, perchè, come dice Blu, sono proprio gli amici che ti salvano.

Al termine della proiezione le classi presenti hanno preso parte alla discussione col regista, presente in sala, e hanno espresso il loro parere.
I primi interventi sono stati tutti positivi, poi sono iniziate le critiche: un ragazzo ha esordito dicendo che non apprezzava gli errori grammaticali presenti nella pellicola, ma Cotroneo ha prontamente risposto dicendo che ha voluto utilizzare un linguaggio mimetico per rappresentare al meglio la realtà (è risaputo che i giovani sbagliano molto spesso i congiuntivi), una ragazza ha trovato che la presentazione delle problematiche fosse esagerata e questo ha scatenato un brusio in sala, dal quale si è potuto dedurre che l’idea non era condivisa.
Un brusio ancora maggiore si è sollevato quando una professoressa ha detto: “Sono una professoressa del liceo classico e nella mia scuola non accadono questi episodi, ma mi chiedo chi in questa sala ha davvero subito atti di bullismo così espliciti.” Un parere è sempre un parere, ma è lecito domandarsi in che mondo vive questa insegnante e con che presunzione pensa di potere conoscere la realtà di almeno 200 studenti. Se realmente intendeva dire che il Minghetti non conosce il bullismo, si deve pensare che gli studenti di altre scuole sono di serie B? Chi frequenta il Minghetti davvero non si abbassa a tali atti o gli adulti non li vedono o non ne vengono a conoscenza? Quasi tutti si sono trovati in disaccordo, anche perché provenivano da altre scuole. Parlando del Salvemini è, purtroppo, inevitabile che tra i 1300 studenti qualcuno sia vittima di bullismo, sarebbe da ingenui rifiutare l’esistenza di questo fenomeno. E non vuol dire che solo perché siamo un tecnico commerciale valiamo meno, siamo razzisti e omofobi. Quello che ha detto la professoressa è stato discriminante e, sotto un certo punto di vista, un atto di bullismo al contrario: non si discrimina solo con le offese, si discrimina anche con la presunzione di superiorità.
Insomma, un bel messaggio da trasmettere durante una discussione su un film contro il bullismo.

 

30 novembre, giornata mondiale contro la pena di morte

marietta

30 NOVEMBRE, GIORNATA MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE

di Anna Catania e Anna Dondarini

Il 29 novembre al Salvemini è stato organizzato un evento in collaborazione con la comunità di sant’Egidio, che da anni si occupa della cultura della vita, lavorando per abolire in tutto il mondo la pena di morte.

Grazie alla prova del DNA negli ultimi anni il 4% dei condannati a morte negli Stati Uniti è risultato innocente.

Spesso sono le persone più povere ad essere giustiziate poichè non possono permettersi un avvocato, inoltre i dati dicono che c’è una spesa maggiore per questo tipo di processo rispetto al carcere a vita.

L’incontro prevedeva la testimonianza di Marietta Jaeger Lane, madre di Susie, bambina di 7 anni che venne rapita e uccisa dal killer David Meirhofer.

La vicenda iniziò nel 1973 quando la famiglia di Marietta si trovava in vacanza in un campeggio nello stato del Montana.

La notte dell’ultimo giorno di campeggio si accorsero che la bambina era scomparsa, probabilmente rapita poichè nella tenda erano rimasti solamente i pupazzi da cui non si separava mai. Subito iniziarono le ricerche, ma della bambina nessuna traccia. Dopo qualche giorno l’FBI ricevette una chiamata dal rapitore il quale chiedeva un riscatto senza indicare i termini.

Il dolore che Marietta provava per la sua perdita l’aveva portata ad un forte desiderio di vendetta che controllò grazie alla sua fede e riuscì a perdonare e a provare compassione nei confronti del rapitore. Dopo tre mesi dalla scomparsa Marietta ricevette un’altra richiesta di riscatto, ma nessun termine. La notte dell’anniversario della scomparsa  arrivò una nuova  telefonata dal rapitore, durante la quale ebbe un momento di debolezza causato dall’offerta di aiuto e dal perdono di Marietta. Grazie a questa chiamata i poliziotti riuscirono a capire di chi si trattasse: era un giovane che viveva vicino al campeggio. Dopo un’ulteriore chiamata in cui si accusava dei crimini commessi, i poliziotti ottennero il mandato di arresto e di perquisizione. Ritrovarono dei resti in un falò e delle prove nel freezer: attraverso l’esame dei resti si arrivò alla conclusione che appartenevano a Susie. David era un giovane malato che confessò di aver ucciso altri tre bambini  in quell’area, solo dopo aver saputo che non sarebbe stato condannato a morte per espressa  di Marietta. Fu condannato al carcere a vita, ma durante la reclusione si suicidò.

Marietta fondò un’associazione chiamata “The journey of hope” composta dalle famiglie che hanno avuto esperienze simili, genitori di condannati o ex condannati a morte. Da 40 anni si occupa del sostegno delle famiglie coinvolte in queste situazioni e dell’abolizione della pena di morte; il pensiero comune a tutti i membri dell’associazione è che lo Stato non deve scendere al livello del criminale commettendo un altro omicidio.