DONALD TRUMP: A REVOLUTION FOR THE USA

Nicole Mazzotti, Matteo Novi, Daniel Sierra

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On Tuesday November 8th 2016, US citizens chose their new president after 8 years of Barack Obama precidency, the first Afroamerican president. The two nominees were chosen by their parties: the Republican one was Donald Trump and the Democratic one was Hilary Clinton.

Donald Trump is a star businessman, very famous for his reality shows, his wealth and his strong impulsive attitude that made him largely discussed about during his carrer. Trump is also known for his extremist ideas that were basically the core of his political campaign.
Hilary Clinton is the former Secretary of State and Senator. She was the first woman running for president in the American history and, opposite to Trump, she has a more diplomatic attitude and a good way to talk to people. Mrs. Clinton’s campaign tended to bring foward what Barak Obama did.
Since the beginning of the political campaing, the two candidates have been discussing a lot because of their opposite ideas, and American people weren’t very keen on Trump’s strongly racist ideas and on the other side it seemed that citizens prefered to support Hilary’s point of view.
Against all odds, on the 9th of November it was announced that Donald Trump was elected as the new President oh the United States of America, and immediatly after the country plunged into chaos and amazement.
Nowadays, American people as the rest of the world wonder what will happen now and how the new President will manage very difficult situations and if he really will be willing to carry out what he had promised, like the wall at the Mexican border and the stop to immigrants.
Another question mark is about his future relations with the EU community and with China, the country whose import operations he wants to block in order to let the American production grow and be self-sufficient.
A true fact is that peolpe are worried about this almost unknown political character, but we will not be able to judge him until we get to know what he’s going to do.

 

Referendum: Sì e No a confronto

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ITCS Salvemini, lunedì  21 novembre 2015

Si avvicina il 4 dicembre 2016, il giorno in cui gli italiani saranno chiamati ad esprimere il loro parere sulla Riforma Costituzionale approvata dal Parlamento il 12 aprile.

Ma in cosa consiste questa riforma?

Aspetti giuridici del referendum: premessa

Perché siamo chiamati a votare?
Le leggi costituzionali per essere approvate necessitano di una doppia votazione. Visto che alla seconda votazione la riforma non è stata approvata dai 2/3 dei parlamentari è stato richiesto un Referendum confermativo da un 1/5 dei deputati (Movimento Cinque Stelle, Lega Nord, Sinistra Italiana e Forza Italia).
I referendum confermativi non richiedono un quorum.

Cosa cambia con la riforma Boschi?

-Si Passa dal bicameralismo paritario (entrambe le camere hanno gli stessi poteri e devono approvare le leggi nello stesso testo) al bicameralismo differenziato (le due camere avranno poteri diversi, la Camera dei deputati resterebbe com’è oggi mentre il Senato rappresenterebbe le Regioni e Comuni e approverebbe solo alcune leggi).

– Si ritorna all’accentramento del potere: mentre ora molte materie sono regolate in modo concorrente da Stato e Regioni con la riforma queste saranno di competenza esclusiva dello Stato; eliminazione formale delle Province;

-Viene abolito il CNEL, cioè un organo che dovrebbe proporre leggi concernenti il lavoro ma non ha una grande rilevanza;

-La fiducia al Governo sarà data esclusivamente dalla Camera dei Deputati anziché da entrambe le camere;

-Per la presentazione delle leggi d’iniziativa popolare saranno necessarie 150000 firme invece che 50000, però poi dovranno essere obbligatoriamente discusse in tempi brevi dal parlamento. Per quanto riguarda il referendum, le firme necessarie per la richiesta resteranno 500 mila, ma nel caso in cui, invece, le firme raccolte dai promotori siano almeno 800 mila, il quorum di partecipazione si abbasserà alla maggioranza dei votanti dell’ultima tornata elettorale

– Cambieranno le procedure di elezione del Presidente della Repubblica in particolare per quanto riguarda la maggioranza richiesta.

L’incontro di lunedì 21 novembre

Era pomeriggio e l’aula magna  straripava di ragazzi, in prevalenza maggiorenni e frequentanti la classe quinta, alcuni davvero curiosi di ascoltare il dibattito, altri leggermente minacciati dalle loro prof di diritto.
La moderatrice, la Professoressa Dal Pozzo, ha presentato i relatori:

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Il professore Andrea Morrone,
costituzionalista e professore ordinario di Diritto costituzionale presso l’università di Bologna,
per il

 

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Il professore Gianfranco Pasquino,
politologo, accademico italiano, ex-senatore e direttore del giornale “il Mulino”
per il NO.

 

Per cominciare il prof. Morrone ha esposto le seguenti idee:

  • Molti paesi europei (per esempio Germania e Spagna) hanno un bicameralismo differenziato il cui Senato rappresenta le regioni. La Riforma ci aiuterebbe a riallineare l’Italia con questi paesi.
  • È da tenere presente che quando la Costituzione fu redatta (1946-1947) mentre la 1° parte, quella dei principi generali, trovò tutti d’accordo, la seconda fu invece più problematica. Il Bicameralismo Perfetto fu scelto per un’esigenza di garanzia contro il ritorno del fascismo. Ma fin da allora si era pensato ad un bicameralismo differenziato.

Il prof. Pasquino invece sosteneva che:

  • In realtà le leggi in Italia, se i parlamentari ne hanno interesse, si riescono ad approvare abbastanza in fretta;
  • La riforma è pasticciata e confusa;
  • C’è una contraddizione: si tolgono poteri alle Regioni per poi affidargliene al Senato;
  • Avendo l’obbligatorietà di presenza in Senato, i suoi componenti cioè sindaci e consiglieri regionali non riuscirebbero a svolgere in modo completo entrambe le loro mansioni;
  • Il senato avrebbe solo 10 giorni per proporre delle modifiche e questa breve scadenza, se usata furbescamente, potrebbe diventare un modo per aggirare il loro controllo.

In seguito gli studenti hanno posto delle domande che hanno creato ulteriore dibattito e confronto.

Ciò che teniamo a sottolineare è il modo in cui si è svolto l’incontro cioè con estremo rispetto tra i due relatori nonostante le idee in netto contrasto, comportamento che al giorno d’oggi è sempre più raro soprattutto nei talk show.
Anche gli studenti hanno mostrato un grande rispetto e maturità mantenendo il silenzio e mostrando interesse e partecipazione specialmente attraverso le domande fatte.

Per concludere ecco il video del dibattito:

Alice Puglioli

 

Un bacio

cotroneo

di Anna Dondarini, Anna Catania, Chiara Vignoli, Giulia Mantovan

Il 5 novembre alcune classi dell’istituto Salvemini si sono recate al cinema Odeon per assistere alla proiezione di “Un bacio”
e partecipare al dibattito al quale era presente anche il regista del film Ivan Cotroneo.
Il film racconta la storia di tre adolescenti che frequentano il liceo Newton di Udine: Lorenzo, Blu e Antonio.
I tre protagonisti hanno in comune l’esere emarginati dai loro compagni di scuola e proprio questo li unisce e nasce un’amicizia.
Lorenzo è un ragazzo apertamente omosessuale e orfano di entrambi i genitori, che viene adottato da una coppia di Udine.
Ostenta sicurezza, ma in realtà è un ragazzo che ha bisogno dell’ammirazione dei suoi compagni, che però non riceve.
Blu è una ragazza estroversa e sicura di sé, ma anche lei viene emarginata a causa della sua reputazione.
Antonio infine è un ragazzo introverso, ma abile nello sport, discriminato perchè reputato un ritardato. Il bullismo, l’omofobia e la ricerca della felicità riguardano gli adolescenti in prima persona e il film si rivolge proprio a loro: i tre protagonisti sembravano aver trovato la felicità grazie alla loro amicizia, non dipendevano più dal giudizio degli altri, da ciò che loro dicevano o pensavano, perchè, come dice Blu, sono proprio gli amici che ti salvano.

Al termine della proiezione le classi presenti hanno preso parte alla discussione col regista, presente in sala, e hanno espresso il loro parere.
I primi interventi sono stati tutti positivi, poi sono iniziate le critiche: un ragazzo ha esordito dicendo che non apprezzava gli errori grammaticali presenti nella pellicola, ma Cotroneo ha prontamente risposto dicendo che ha voluto utilizzare un linguaggio mimetico per rappresentare al meglio la realtà (è risaputo che i giovani sbagliano molto spesso i congiuntivi), una ragazza ha trovato che la presentazione delle problematiche fosse esagerata e questo ha scatenato un brusio in sala, dal quale si è potuto dedurre che l’idea non era condivisa.
Un brusio ancora maggiore si è sollevato quando una professoressa ha detto: “Sono una professoressa del liceo classico e nella mia scuola non accadono questi episodi, ma mi chiedo chi in questa sala ha davvero subito atti di bullismo così espliciti.” Un parere è sempre un parere, ma è lecito domandarsi in che mondo vive questa insegnante e con che presunzione pensa di potere conoscere la realtà di almeno 200 studenti. Se realmente intendeva dire che il Minghetti non conosce il bullismo, si deve pensare che gli studenti di altre scuole sono di serie B? Chi frequenta il Minghetti davvero non si abbassa a tali atti o gli adulti non li vedono o non ne vengono a conoscenza? Quasi tutti si sono trovati in disaccordo, anche perché provenivano da altre scuole. Parlando del Salvemini è, purtroppo, inevitabile che tra i 1300 studenti qualcuno sia vittima di bullismo, sarebbe da ingenui rifiutare l’esistenza di questo fenomeno. E non vuol dire che solo perché siamo un tecnico commerciale valiamo meno, siamo razzisti e omofobi. Quello che ha detto la professoressa è stato discriminante e, sotto un certo punto di vista, un atto di bullismo al contrario: non si discrimina solo con le offese, si discrimina anche con la presunzione di superiorità.
Insomma, un bel messaggio da trasmettere durante una discussione su un film contro il bullismo.

 

30 novembre, giornata mondiale contro la pena di morte

marietta

30 NOVEMBRE, GIORNATA MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE

di Anna Catania e Anna Dondarini

Il 29 novembre al Salvemini è stato organizzato un evento in collaborazione con la comunità di sant’Egidio, che da anni si occupa della cultura della vita, lavorando per abolire in tutto il mondo la pena di morte.

Grazie alla prova del DNA negli ultimi anni il 4% dei condannati a morte negli Stati Uniti è risultato innocente.

Spesso sono le persone più povere ad essere giustiziate poichè non possono permettersi un avvocato, inoltre i dati dicono che c’è una spesa maggiore per questo tipo di processo rispetto al carcere a vita.

L’incontro prevedeva la testimonianza di Marietta Jaeger Lane, madre di Susie, bambina di 7 anni che venne rapita e uccisa dal killer David Meirhofer.

La vicenda iniziò nel 1973 quando la famiglia di Marietta si trovava in vacanza in un campeggio nello stato del Montana.

La notte dell’ultimo giorno di campeggio si accorsero che la bambina era scomparsa, probabilmente rapita poichè nella tenda erano rimasti solamente i pupazzi da cui non si separava mai. Subito iniziarono le ricerche, ma della bambina nessuna traccia. Dopo qualche giorno l’FBI ricevette una chiamata dal rapitore il quale chiedeva un riscatto senza indicare i termini.

Il dolore che Marietta provava per la sua perdita l’aveva portata ad un forte desiderio di vendetta che controllò grazie alla sua fede e riuscì a perdonare e a provare compassione nei confronti del rapitore. Dopo tre mesi dalla scomparsa Marietta ricevette un’altra richiesta di riscatto, ma nessun termine. La notte dell’anniversario della scomparsa  arrivò una nuova  telefonata dal rapitore, durante la quale ebbe un momento di debolezza causato dall’offerta di aiuto e dal perdono di Marietta. Grazie a questa chiamata i poliziotti riuscirono a capire di chi si trattasse: era un giovane che viveva vicino al campeggio. Dopo un’ulteriore chiamata in cui si accusava dei crimini commessi, i poliziotti ottennero il mandato di arresto e di perquisizione. Ritrovarono dei resti in un falò e delle prove nel freezer: attraverso l’esame dei resti si arrivò alla conclusione che appartenevano a Susie. David era un giovane malato che confessò di aver ucciso altri tre bambini  in quell’area, solo dopo aver saputo che non sarebbe stato condannato a morte per espressa  di Marietta. Fu condannato al carcere a vita, ma durante la reclusione si suicidò.

Marietta fondò un’associazione chiamata “The journey of hope” composta dalle famiglie che hanno avuto esperienze simili, genitori di condannati o ex condannati a morte. Da 40 anni si occupa del sostegno delle famiglie coinvolte in queste situazioni e dell’abolizione della pena di morte; il pensiero comune a tutti i membri dell’associazione è che lo Stato non deve scendere al livello del criminale commettendo un altro omicidio.

 

LIBRIAMOCI di Alice Puglioli e Giulia Mantovan

 

 

libri

La settimana del 24 ottobre è stata la settimana dedicata al progetto “LIBRIAMOCI”, un’iniziativa il cui scopo è portare la lettura nelle classi. Il Salvemini, che ha aderito, ha registrato i seguenti dati rilevati su 52 classi:

  • il 44% non ha partecipato
  • il 46% ha partecipato con un professore
  • l’8% ha partecipato con due professori
  • il 2% ha partecipato con tre professori

 

In generale le classi del biennio hanno partecipato in misura maggiore rispetto alle classi del triennio. In ogni caso crediamo che i dati siano tutt’altro che scoraggianti visto che più della metà della scuola ha partecipato attivamente all’iniziativa.

 

Qui di seguito i testi da  voi  segnalati

 

“It” di Stephen King;
“Soliloquio” di Slava;
“Will ti presento Will” di David Levithan e John Green;
“Città di Carta” di John Green;
“Ode alla vita” di Pablo Neruda;
“La morte non è niente” di Henry Scott Oland;
“Bufalo Soldier” e “Redmption Song” di Bob Marley;

“Mezzosangue” di Anima
“Il piccolo principe” di Antoine de Saint Exupery;
“I ponti di Madison Couny” di Robert James Waller;
“I lived” di OneRepublic;

“Il mondo la terra” di Nicolo Fozzi;
“I’m on fire” di Bruce Springsteen;
“Non solo il fuoco” di Pablo Neruda;
“Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque;
“Dura solo un attimo, la gloria” di Dino Zoff;
“Cercando Alaska” di John Green;
“La storia di Mina” di David Almond;
“Prendi un sorriso” di Ghandi;
“Grazie Bologna” di Fabio Carini;
“Poesia dell’animatore di William Volpicella;
“Samaracanda” di Roberto Vecchiani;
“Rotolo i dadi” di Charles Bukowski;
“Open” di Andre Agassi;
“Soffio di vento” di Elena Tammaro.

“L’amico ritrovato”, di Fred Uhlman, 1971.

“Il gabbiano Jonathan Livingstone”, di Richard Bach, 1971.
”Amicizie tossiche” di Mireille Bourret.
”I sogni di mio padre” di Barack Obama. Presentazione e dedica del libro
”il vecchio e il bambino” di Francesco Guccini, 1972. Testo integrale della canzone
”Cercando Alaska” di John Green. Tema svolto in classe
”Le pagine della nostra vita” di Nicholas Sparks, 1996. Poesia
”Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon, 2003.

”Possano le stelle…” di capo indiano Dan George.
” la musica è …” di Pascal Quinard.
” Fine turno” 2016, di Stephen King .
“Il cantico di Natale” di Charles Dickens. Due dialoghi.
“Il piccolo principe” di Antoine De Saint-Exupéry.
“ Hall of fame”… dei The Script , 2012. Canzone
“ My Heart will go on” di Will Jennings dal film Titanic, cantata da Celine Dion.
“ Dimentico tutto ” di Emma Marrone.
“ Io prima di te ” di Jojo Moyes.
“La dura legge del goal” degli 883; testo della canzone.
“Città di carta” di John Green.
“ Masters of war” , canzone di Bob Dylan.
Citazione di Isaac Asimov su fuoco e il linguaggio
“Il giovane Holden” di J.D Salinger.
“Il cavaliere inesistente” di Italo Calvino.
“Ode alla vita” di Martha Medeiros.

“Ode alla vita” di Martha Medetros (Pablo Neruda)
“Diario di Anna Frank (28 settembre 1942 e 7 marzo 1944)
“Io non ho paura” (N. Ammaniti)
“Io, Ibra” (Ibra Imovic con D. Lagercranz)
“Cose che nessuno sa” (A. d’Avena)
“Tre metri sopra il cielo” (Federico Moccia)
“Una barca nel bosco” (Paola Mastrocola)
“Cuore” (E. de Amicis)
“Shadowhunters: città di ossa/città di vetro” (Cassandra Clare)
“Il gabbiano Jonathan Livingstone” (Richard Bach)
“Nel mare ci sono i coccodrilli” (Fabio Geda)
“ La pianista di Auschwitz” (Suzy Zail)
“Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” (Christiane F.)
“Ho voglia di te” ( Federico Moccia)
“Bianca come il latte, rossa come il sangue” (A. D’avenia)
“Tutto per una ragazza” (Nick Horby)
“La solitudine dei numeri primi” (Paolo Giordano)
“Il giovane Holden” (J. D. Salinger)
“Il gabbiano Jonathan Livingstone”

“Cronaca di una morte annunciata” di Gabriel G. Marquez

“La città delle bestie” di Isabel Allende

“L’amore ai tempi del colera” di Gabriel G. Marquez

“L’ombra del vento” di Carlos L. Zafon

 

BUONA LETTURA J

Progetto Libriamoci

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Hai partecipato con la tua classe al progetto Libriamoci? Cosa avete letto in classe?
Mandateci entro martedì 8 novembre:
Il brano che avete scelto;
Il titolo del libro da cui è tratto e l’autore
frasi che ti hanno colpito
suggerimenti di lettura
Il tuo nome e classe (facoltativo)
Per inviarci quanto richiesto devi scriverlo qua in basso nei commenti e inviare ☺

                                                                 La redazione

CHI È DIVERSO DA CHI?

di Lorenzo Ramponi, Alice Puglioli, Beatrice Verdi, Giulia Mantovan

Nei giorni scorsi un campione di 11 classi (3 prime, 2 seconde, 2  terze, 2 quarte e 2 quinte) ha compilato un questionario totalmente anonimo sulle diversità. Sono stati analizzati razzismo, omofobia, diversità di genere e disabilità. Le risposte sono state le più varie e noi della Redazione abbiamo raccolto e analizzato i risultati (visibili in fondo alla pagina).

AMBITO 1: La diversità etnico – religiosa

Abbiamo esordito chiedendo cosa fosse il razzismo e la quasi totalità del campione ha dimostrato consapevolezza di cosa significhi. Nonostante questo dato rassicurante, nel quesito successivo troviamo solo il 57,3%, poco più della metà, che si dichiara totalmente non razzista.

Il dato successivo è sconvolgente, ma coerente con quello che abbiamo appena detto: il 41,8% ritiene giustificabile il razzismo, chi a volte, chi spesso e chi sempre! Strano, perché alla domanda su quanti amici stranieri abbiano, solo il 5,9% non ne ha nessuno. Ciò significa che il 35,9% di quelli che trovavano giustificabile il razzismo ha almeno un amico straniero. Inusitato!

Esattamente il 60% del campione afferma di conoscere poco o per niente le Culture e le Religioni straniere. Sicuramente sono stati sinceri: a questo punto bisogna chiedersi se la scuola possa fare qualcosa per migliorare questa situazione.

Quando vengono proposte frasi discriminatorie nei confronti degli stranieri il 6,4% si dichiara completamente d’accordo e nella domanda successiva, dove vengono proposta una visione positiva dell’immigrato, la stessa percentuale non è per niente d’accordo. Coerenza dei razzisti irriducibili: 100%.

Ci sembra di poter concludere che molti sono consapevoli di avere dei pregiudizi probabilmente a causa di una scarsa conoscenza e, per fortuna, pochi si dichiarano apertamente razzisti.

AMBITO 2: La diversa affettività

Iniziamo con un dato più che confortante: il 97,3% riconoscono l’omofobia come discriminazione.

Purtroppo c’è un “ma”: il 9,5% del campione è omofobo. Questo perché alla domanda di chi sia una persona omosessuale hanno risposto che è una persona malata, da evitare o ridicola.

Quando si mettono in mezzo i figli le opinioni sono più variegate perché il tema è senz’altro più difficile e controverso. Infatti coloro che si ritengono completamente contrari non sono più il 9,5% bensì il 33,6%. Allo stesso modo c’è una parte che pensa che i bambini cresciuti in una coppia omosessuale possano a loro volta diventare omosessuali o addirittura subire discriminazioni. Visti questi dati e visto che quasi la metà del campione dichiara di aver assistito ad atti di omofobia, forse è il caso che avvenga una sensibilizzazione anche a livello educativo e scolastico.

AMBITO 3: Il diverso genere

Nonostante anni ed anni di fidanzamenti, matrimoni, divorzi e femminismo, il rapporto tra uomo e donna è cambiato solo in parte!

Il 66% del campione è consapevole del fatto è possibile che le donne siano discriminate sul lavoro, quindi il campione sembra consapevole della realtà dei nostri giorni, e ciò è un fatto positivo.
E’ altrettanto vero però che i ragazzi riconoscono ancora oggi un diverso trattamento in base al genere, sia in famiglia che fra coetanei, infatti secondo il 49% del campione ,il trattamento dei genitori cambia a seconda del sesso, proprio come 1300 anni fa, all’epoca dei romani.
Infine, gli stessi adolescenti, non hanno un comportamento uguale nei confronti di ragazzi e ragazze: circa il 60% delle ragazze con tante storie viene etichettata come “poco seria” invece lo stesso giudizio viene dato solo dal 40% se si parla di ragazzi.

AMBITO 4: Diverse abilità

Sembra che la scuola stia facendo un ottimo lavoro con gli studenti con diverse abilità: circa il 70% afferma che l’istituzione scolastica facilita la loro integrazione. Ciò ci fa pensare che negli ultimi anni le persone disabili ricevano più rispetto di quanto ne ricevevano anni fa, proprio perché sono presenti nelle classi, e questo viene visto come un fatto positivo (86,8%). Evidentemente il ruolo della scuola negli anni è stato essenziale per l’integrazione dei ragazzi disabili; in particolare qui al Salvemini la presenza di disabili praticamente in ogni classe, le attività extrascolastiche ed i progetti legati alla disabilità hanno portato una incoraggiante consapevolezza nei confronti della disabilità stessa.

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Progetto Meltep Erasmus+ 2015: Portsmouth (England)

Progetto Meltep Erasmus+ 2015: Portsmouth (England)di Alice Puglioli

Quando si sente parlare di Erasmus si pensa subito all’università e invece questa volta riguarda anche noi studenti di scuola media superiore.
Il Salvemini, infatti, è l’istituto capolista del progetto  Erasmus+ che, grazie a fondi dell’EU,  organizza tirocini di tre settimane all’estero in Francia, Inghilterra, Spagna, Malta e Germania.
Gli studenti che intendevano aderire all’iniziativa  hanno dovuto rispondere ad un bando    e sottoporsi ad una  conseguente selezione basata sul merito e  sul reddito.

Quando ho fatto domanda non ero pienamente convinta e non sapevo cosa sarebbe successo,  se mi avessero scelta. Read more

La combinazione perfetta

stage

di Giulia Mantovan

Come tutti sanno, nel Piano di Offerta Formativa del nostro Istituto è prevista per le classi quarte la partecipazione ad un Stage di alternanza scuola-lavoro per un periodo che varia tra le due e le tre settimane. La classe 4H indirizzo RIM, di cui io faccio parte, è stata selezionata per un progetto dell’Agenzia delle Entrate, formula 4+1. Ciò sta a significare che quattro giorni della prima settimana noi studenti ci siamo recati presso le due sedi della circoscrizione di Bologna dell’Agenzia delle Entrate e un giorno presso Equitalia. Grazie alla rappresentante dei genitori, associata dell’Albero delle Professioni, è stato possibile prendere parte ad altre due settimane di stage presso alcuni professionisti (commercialisti, avvocati,…) che esercitano la loro professione a Bologna e provincia.

La cosa più interessante di queste due esperienze è che ci  hanno dato la possibilità di vedere entrambe le facce del nostro indirizzo: l’economia e le lingue.

Queste ultime sono state molto utili durante la permanenza all’Agenzia delle Entrate, soprattutto al Box Informazioni, poiché arrivava gente da ogni parte del mondo che chiedeva in inglese il biglietto per lo sportello più adatto alle loro esigenze. In più, quando dovevano compilare dei moduli, l’inglese non era abbastanza e a questo punto intervenivano lo spagnolo ed il francese.

Le altre attività non richiedevano competenze pregresse particolari poiché si trattava di emettere Codici Fiscali con il Software dell’Agenzia, oppure si dovevano rilasciare i pass per accedere alla Direzione Provinciale.

L’economia, invece, è stata più utile durante le successive due settimane, in quanto alcune delle mansioni prevedevano la conoscenza del Bilancio ed alcune delle sue voci o regole di redazione.

Altri strumenti molto utili sono stati i programmi di Microsoft Office, in particolare Excel e Word: ogni mansione prevedeva l’utilizzo di almeno uno dei due.

Come anticipato dal titolo di questo articolo queste due esperienze sono state “la combinazione perfetta” per una classe di indirizzo RIM proprio per il fatto che hanno toccato entrambi i pilastri del percorso di studi.

Assolutamente un’esperienza da riproporre alle classi quarte dei prossimi anni.

Responsabilità Alunni

Non è colpa mia! Insegnare la responsabilità
Riceviamo dal prof Marchini e con un certo ritardo (sorry) pubblichiamo

di Camillo Marchini

Da qualche giorno, con alcune classi, stiamo ragionando sul concetto di responsabilità e, come sempre, i ragazzi riescono a stupirmi ed entusiasmarmi per la loro profondità.

Proprio per questo, vorrei proporre a “Voci di Corridoio” alcune riflessioni personali, stimolate da quelle emerse nel corso delle lezioni.

Mi colpisce sempre quello che mi appare come una continua de-responsabilizzazione degli adolescenti e dei giovani – che lo sanno far bene anche da soli! – ad opera degli adulti, siano essi i genitori, gli educatori i giornalisti o gli esperti che pontificano da qualche scanno in tv.

Il messaggio mi sembra sempre lo stesso: non è colpa loro.

“Loro” chi? Voi adolescenti e giovani.

Mi aiuta nell’esposizione il riferimento a recenti fatti di cronaca.

Qualche settimana fa un giovane, dondolandosi sulla sedia, cade, sbatte la testa e muore.

Posto che 17 anni non sono mai l’età per morire ed è qualcosa di orribile quanto avvenuto, colgo con una certa insofferenza l’annuncio della giornalista che si affretta a dire che Christian è morto per colpa di quella sedia che non doveva trovarsi lì.

La giustizia, che “deve fare il suo corso”, inquisirà il Dirigente e il Docente che era in classe in quel momento e non sufficientemente attento alla sorveglianza in quanto, probabilmente impegnato nella spiegazione (come succede normalmente a un docente in classe!), non ha richiamato abbastanza l’alunno che reiteratamente si dondolava sulla sedia.

Insomma se, agendo da imprudente, ti capita qualcosa, carissimo giovane o adolescente, sta’ tranquillo, il messaggio è chiaro: non solo non è colpa tua, ma è colpa di qualcun altro.

Ribadisco il rispetto per il dolore di una famiglia che ha perso un figlio e alla quale va la mia più sincera compassione.

Tuttavia, non credo che una notizia come questa sia stata data in maniera adeguata.

Cari ragazzi, quando vi si priva del carico delle vostre responsabilità, assolvendovi dalle conseguenze delle vostre azioni (siano esse l’incidente a seguito di una sbronza o la dovuta bocciatura perché non avete studiato), vi si fa un grave torto: vi si illude che le difficoltà non esistano; si mistifica l’esperienza della vita, facendovi credere che sempre ci sarà un “adulto” che vi “toglierà dalle pesche”; vi si impedisce di crescere, mantenendovi in uno stato di perenne irresponsabile infanzia, indubbiamente comodo a voi, ma anche a noi adulti… e così tremendamente innaturale e ingiusto: togliervi le vostre responsabilità è come togliervi il pane.

Il culmine, tuttavia, credo lo si sia toccato con quanto avvenuto qualche giorno fa: due giovani hanno torturato e ucciso un coetaneo per vedere che effetto faceva, dopo aver cercato una vittima diverse ore, prima di trovare il malcapitato.

Sicuramente tutti abbiamo letto resoconti e cronache che non ci hanno risparmiato i particolari più pruriginosi, ennesimo resoconto che sa più di fiction che di realtà; abbiamo letto commenti e sentito le parole di avvocati, aggressori, genitori…

In tutto ciò, mi atterriscono due cose.

Anzitutto il fatto che i due assassini (perché di questo si tratta) sono descritti come due bravi ragazzi: non è stata colpa loro, ma della droga, dei 1800 € di coca che avevano assunto.

In secondo luogo, ma non meno grave, c’è il fatto che nessuno ha nominato la vittima, se non per descrivere quello che ha subito: non ho sentito una parola di commiserazione, nessuna richiesta di perdono da parte degli assassini o dei loro genitori ai genitori del ragazzo ucciso che, in questo momento appare totalmente negletto in quanto persona e vittima.

Oh certo: il dolore dei suoi genitori non è minimamente in discussione ed è così scontato che non lo si considera e chiedere scusa è inutile.

Penso la verità sia un’altra: sarebbe troppo pensare Luca Varani come vittima!

Pensarlo così vorrebbe dire riconoscere ai due coetanei che l’hanno torturato e ucciso lo status di assassini, responsabili delle loro azioni e della morte orribile del loro coetaneo; azioni che hanno condannato due genitori a un inconsolabile dolore, aggravato dal ricordo del modo in cui il loro figlio è stato torturato e ucciso.

Ma no… ma che sto dicendo? Anche di fronte a questo non possiamo pensare che Marco e Manuel – gli omicidi e torturatori di Luca – siano responsabili: “so’ rragazzi!” e non ne hanno colpa…

Non hanno colpa di niente!

Di niente.