CHI È DIVERSO DA CHI?

di Lorenzo Ramponi, Alice Puglioli, Beatrice Verdi, Giulia Mantovan

Nei giorni scorsi un campione di 11 classi (3 prime, 2 seconde, 2  terze, 2 quarte e 2 quinte) ha compilato un questionario totalmente anonimo sulle diversità. Sono stati analizzati razzismo, omofobia, diversità di genere e disabilità. Le risposte sono state le più varie e noi della Redazione abbiamo raccolto e analizzato i risultati (visibili in fondo alla pagina).

AMBITO 1: La diversità etnico – religiosa

Abbiamo esordito chiedendo cosa fosse il razzismo e la quasi totalità del campione ha dimostrato consapevolezza di cosa significhi. Nonostante questo dato rassicurante, nel quesito successivo troviamo solo il 57,3%, poco più della metà, che si dichiara totalmente non razzista.

Il dato successivo è sconvolgente, ma coerente con quello che abbiamo appena detto: il 41,8% ritiene giustificabile il razzismo, chi a volte, chi spesso e chi sempre! Strano, perché alla domanda su quanti amici stranieri abbiano, solo il 5,9% non ne ha nessuno. Ciò significa che il 35,9% di quelli che trovavano giustificabile il razzismo ha almeno un amico straniero. Inusitato!

Esattamente il 60% del campione afferma di conoscere poco o per niente le Culture e le Religioni straniere. Sicuramente sono stati sinceri: a questo punto bisogna chiedersi se la scuola possa fare qualcosa per migliorare questa situazione.

Quando vengono proposte frasi discriminatorie nei confronti degli stranieri il 6,4% si dichiara completamente d’accordo e nella domanda successiva, dove vengono proposta una visione positiva dell’immigrato, la stessa percentuale non è per niente d’accordo. Coerenza dei razzisti irriducibili: 100%.

Ci sembra di poter concludere che molti sono consapevoli di avere dei pregiudizi probabilmente a causa di una scarsa conoscenza e, per fortuna, pochi si dichiarano apertamente razzisti.

AMBITO 2: La diversa affettività

Iniziamo con un dato più che confortante: il 97,3% riconoscono l’omofobia come discriminazione.

Purtroppo c’è un “ma”: il 9,5% del campione è omofobo. Questo perché alla domanda di chi sia una persona omosessuale hanno risposto che è una persona malata, da evitare o ridicola.

Quando si mettono in mezzo i figli le opinioni sono più variegate perché il tema è senz’altro più difficile e controverso. Infatti coloro che si ritengono completamente contrari non sono più il 9,5% bensì il 33,6%. Allo stesso modo c’è una parte che pensa che i bambini cresciuti in una coppia omosessuale possano a loro volta diventare omosessuali o addirittura subire discriminazioni. Visti questi dati e visto che quasi la metà del campione dichiara di aver assistito ad atti di omofobia, forse è il caso che avvenga una sensibilizzazione anche a livello educativo e scolastico.

AMBITO 3: Il diverso genere

Nonostante anni ed anni di fidanzamenti, matrimoni, divorzi e femminismo, il rapporto tra uomo e donna è cambiato solo in parte!

Il 66% del campione è consapevole del fatto è possibile che le donne siano discriminate sul lavoro, quindi il campione sembra consapevole della realtà dei nostri giorni, e ciò è un fatto positivo.
E’ altrettanto vero però che i ragazzi riconoscono ancora oggi un diverso trattamento in base al genere, sia in famiglia che fra coetanei, infatti secondo il 49% del campione ,il trattamento dei genitori cambia a seconda del sesso, proprio come 1300 anni fa, all’epoca dei romani.
Infine, gli stessi adolescenti, non hanno un comportamento uguale nei confronti di ragazzi e ragazze: circa il 60% delle ragazze con tante storie viene etichettata come “poco seria” invece lo stesso giudizio viene dato solo dal 40% se si parla di ragazzi.

AMBITO 4: Diverse abilità

Sembra che la scuola stia facendo un ottimo lavoro con gli studenti con diverse abilità: circa il 70% afferma che l’istituzione scolastica facilita la loro integrazione. Ciò ci fa pensare che negli ultimi anni le persone disabili ricevano più rispetto di quanto ne ricevevano anni fa, proprio perché sono presenti nelle classi, e questo viene visto come un fatto positivo (86,8%). Evidentemente il ruolo della scuola negli anni è stato essenziale per l’integrazione dei ragazzi disabili; in particolare qui al Salvemini la presenza di disabili praticamente in ogni classe, le attività extrascolastiche ed i progetti legati alla disabilità hanno portato una incoraggiante consapevolezza nei confronti della disabilità stessa.

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Progetto Meltep Erasmus+ 2015: Portsmouth (England)

Progetto Meltep Erasmus+ 2015: Portsmouth (England)di Alice Puglioli

Quando si sente parlare di Erasmus si pensa subito all’università e invece questa volta riguarda anche noi studenti di scuola media superiore.
Il Salvemini, infatti, è l’istituto capolista del progetto  Erasmus+ che, grazie a fondi dell’EU,  organizza tirocini di tre settimane all’estero in Francia, Inghilterra, Spagna, Malta e Germania.
Gli studenti che intendevano aderire all’iniziativa  hanno dovuto rispondere ad un bando    e sottoporsi ad una  conseguente selezione basata sul merito e  sul reddito.

Quando ho fatto domanda non ero pienamente convinta e non sapevo cosa sarebbe successo,  se mi avessero scelta. Read more

La combinazione perfetta

stage

di Giulia Mantovan

Come tutti sanno, nel Piano di Offerta Formativa del nostro Istituto è prevista per le classi quarte la partecipazione ad un Stage di alternanza scuola-lavoro per un periodo che varia tra le due e le tre settimane. La classe 4H indirizzo RIM, di cui io faccio parte, è stata selezionata per un progetto dell’Agenzia delle Entrate, formula 4+1. Ciò sta a significare che quattro giorni della prima settimana noi studenti ci siamo recati presso le due sedi della circoscrizione di Bologna dell’Agenzia delle Entrate e un giorno presso Equitalia. Grazie alla rappresentante dei genitori, associata dell’Albero delle Professioni, è stato possibile prendere parte ad altre due settimane di stage presso alcuni professionisti (commercialisti, avvocati,…) che esercitano la loro professione a Bologna e provincia.

La cosa più interessante di queste due esperienze è che ci  hanno dato la possibilità di vedere entrambe le facce del nostro indirizzo: l’economia e le lingue.

Queste ultime sono state molto utili durante la permanenza all’Agenzia delle Entrate, soprattutto al Box Informazioni, poiché arrivava gente da ogni parte del mondo che chiedeva in inglese il biglietto per lo sportello più adatto alle loro esigenze. In più, quando dovevano compilare dei moduli, l’inglese non era abbastanza e a questo punto intervenivano lo spagnolo ed il francese.

Le altre attività non richiedevano competenze pregresse particolari poiché si trattava di emettere Codici Fiscali con il Software dell’Agenzia, oppure si dovevano rilasciare i pass per accedere alla Direzione Provinciale.

L’economia, invece, è stata più utile durante le successive due settimane, in quanto alcune delle mansioni prevedevano la conoscenza del Bilancio ed alcune delle sue voci o regole di redazione.

Altri strumenti molto utili sono stati i programmi di Microsoft Office, in particolare Excel e Word: ogni mansione prevedeva l’utilizzo di almeno uno dei due.

Come anticipato dal titolo di questo articolo queste due esperienze sono state “la combinazione perfetta” per una classe di indirizzo RIM proprio per il fatto che hanno toccato entrambi i pilastri del percorso di studi.

Assolutamente un’esperienza da riproporre alle classi quarte dei prossimi anni.

Responsabilità Alunni

Non è colpa mia! Insegnare la responsabilità
Riceviamo dal prof Marchini e con un certo ritardo (sorry) pubblichiamo

di Camillo Marchini

Da qualche giorno, con alcune classi, stiamo ragionando sul concetto di responsabilità e, come sempre, i ragazzi riescono a stupirmi ed entusiasmarmi per la loro profondità.

Proprio per questo, vorrei proporre a “Voci di Corridoio” alcune riflessioni personali, stimolate da quelle emerse nel corso delle lezioni.

Mi colpisce sempre quello che mi appare come una continua de-responsabilizzazione degli adolescenti e dei giovani – che lo sanno far bene anche da soli! – ad opera degli adulti, siano essi i genitori, gli educatori i giornalisti o gli esperti che pontificano da qualche scanno in tv.

Il messaggio mi sembra sempre lo stesso: non è colpa loro.

“Loro” chi? Voi adolescenti e giovani.

Mi aiuta nell’esposizione il riferimento a recenti fatti di cronaca.

Qualche settimana fa un giovane, dondolandosi sulla sedia, cade, sbatte la testa e muore.

Posto che 17 anni non sono mai l’età per morire ed è qualcosa di orribile quanto avvenuto, colgo con una certa insofferenza l’annuncio della giornalista che si affretta a dire che Christian è morto per colpa di quella sedia che non doveva trovarsi lì.

La giustizia, che “deve fare il suo corso”, inquisirà il Dirigente e il Docente che era in classe in quel momento e non sufficientemente attento alla sorveglianza in quanto, probabilmente impegnato nella spiegazione (come succede normalmente a un docente in classe!), non ha richiamato abbastanza l’alunno che reiteratamente si dondolava sulla sedia.

Insomma se, agendo da imprudente, ti capita qualcosa, carissimo giovane o adolescente, sta’ tranquillo, il messaggio è chiaro: non solo non è colpa tua, ma è colpa di qualcun altro.

Ribadisco il rispetto per il dolore di una famiglia che ha perso un figlio e alla quale va la mia più sincera compassione.

Tuttavia, non credo che una notizia come questa sia stata data in maniera adeguata.

Cari ragazzi, quando vi si priva del carico delle vostre responsabilità, assolvendovi dalle conseguenze delle vostre azioni (siano esse l’incidente a seguito di una sbronza o la dovuta bocciatura perché non avete studiato), vi si fa un grave torto: vi si illude che le difficoltà non esistano; si mistifica l’esperienza della vita, facendovi credere che sempre ci sarà un “adulto” che vi “toglierà dalle pesche”; vi si impedisce di crescere, mantenendovi in uno stato di perenne irresponsabile infanzia, indubbiamente comodo a voi, ma anche a noi adulti… e così tremendamente innaturale e ingiusto: togliervi le vostre responsabilità è come togliervi il pane.

Il culmine, tuttavia, credo lo si sia toccato con quanto avvenuto qualche giorno fa: due giovani hanno torturato e ucciso un coetaneo per vedere che effetto faceva, dopo aver cercato una vittima diverse ore, prima di trovare il malcapitato.

Sicuramente tutti abbiamo letto resoconti e cronache che non ci hanno risparmiato i particolari più pruriginosi, ennesimo resoconto che sa più di fiction che di realtà; abbiamo letto commenti e sentito le parole di avvocati, aggressori, genitori…

In tutto ciò, mi atterriscono due cose.

Anzitutto il fatto che i due assassini (perché di questo si tratta) sono descritti come due bravi ragazzi: non è stata colpa loro, ma della droga, dei 1800 € di coca che avevano assunto.

In secondo luogo, ma non meno grave, c’è il fatto che nessuno ha nominato la vittima, se non per descrivere quello che ha subito: non ho sentito una parola di commiserazione, nessuna richiesta di perdono da parte degli assassini o dei loro genitori ai genitori del ragazzo ucciso che, in questo momento appare totalmente negletto in quanto persona e vittima.

Oh certo: il dolore dei suoi genitori non è minimamente in discussione ed è così scontato che non lo si considera e chiedere scusa è inutile.

Penso la verità sia un’altra: sarebbe troppo pensare Luca Varani come vittima!

Pensarlo così vorrebbe dire riconoscere ai due coetanei che l’hanno torturato e ucciso lo status di assassini, responsabili delle loro azioni e della morte orribile del loro coetaneo; azioni che hanno condannato due genitori a un inconsolabile dolore, aggravato dal ricordo del modo in cui il loro figlio è stato torturato e ucciso.

Ma no… ma che sto dicendo? Anche di fronte a questo non possiamo pensare che Marco e Manuel – gli omicidi e torturatori di Luca – siano responsabili: “so’ rragazzi!” e non ne hanno colpa…

Non hanno colpa di niente!

Di niente.

GLI UTILI IDIOTI

di Alice Puglioli, Beatrice Verdi, Giulia Mantovan

In seguito all’incontro in Aula Magna, tenutosi il 31 Marzo 2016, abbiamo ricevuto una lettera del prof. Marchini. L’incontro era incentrato sulla legalità e sulla lotta alla mafia. I relatori erano Flavio Tranquillo, giornalista di Sky Sport, e Mario Conte, giudice della Corte D’Appello di Palermo, autori del libro “I Dieci Passi”. Il moderatore dell’incontro era Pierluigi Senatore, direttore di Radio Bruno.

Riportiamo di seguito la lettera e pubblichiamo la nostra risposta. Read more

L’amore non ha sesso

di Anna Dondarini

Una delle tante minoranze del nostro pianeta è omosessuale e la nostra società è una delle più omofobe. L’omosessualità è uno degli argomenti di maggiore discussione ai giorni nostri: si parla di omosessuali, di unioni civili e di adozioni gay.
Omofobia vuole dire avversione nei confronti degli omosessuali e dell’omosessualità; paura irrazionale nei confronti di qualcosa che è “diverso”. Paura irrazionale vuole dire paura che non è fondata su ragioni valide poiché l’omosessualità non è una malattia, come molti sostengono, e gli omosessuali non sono pericolosi, l’unica cosa che fanno di “sbagliato” è amare qualcuno del proprio sesso. Come si sarà ben capito, io non sono omofoba e sostengo gli omosessuali; non mi permetterei mai di insultare qualcuno a causa dei suoi gusti sessuali. Read more

R E M E M B E R di Alice Puglioli

Il 27 gennaio, giornata della Memoria della Shoah,  circa quattrocento ragazzi  dell’istituto hanno avuto il privilegio di assistere in anteprima alla proiezione del film “Remember“, all’UCI di Casalecchio.
Remember: cioé “ricordare”, ma anche “ricorda” all’imperativo, titolo che vuole essere  un promemoria sia per i personaggi del film che per il pubblico. Read more

Metafisica a Ferrara di Alice Puglioli

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Muro esterno di Palazzo dei Diamanti

Muro esterno di Palazzo dei Diamanti

Pioviggina sulle strade di Ferrara dove le tipiche bici non smettono di passare nonostante l’inverno.
In questa bella città a mezz’ora di treno da Bologna è in corso un’imperdibile mostra a Palazzo dei Diamanti:
De Chirico a Ferrara – Metafisica e avanguardie”

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Le maschere, 1973, Olio su tela, 50 x 40 cm

Ma innanzitutto: cos’è la Pittura Metafisica?
E’ la corrente artistica nata proprio dal genio di Giorgio De Chirico, soprannominato “il maestro degli enigmi”,  e sviluppatasi nel contesto di Ferrara dopo il 1916, il cui intento era rappresentare una realtà che trascende quella percepibile dai sensi per rivelare il significato più nascosto e più profondo della vita. Read more

IN PIEDI DOPO IL “KNOCK OUT”

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di Lilia Oboroceanu
Mai arrendersi, bisogna sempre risollevarsi anche quando le sberle che arrivano sono potenti. Questo sembra il messaggio dello spettacolo realizzato da alcuni ragazzi che frequentano la nostra scuola e rappresentato al teatro comunale Laura Betti di Casalecchio di Reno il 2 dicembre.
Lo spettacolo prende spunto dal romanzo di Alessandro Gallo “Andrea torna a settembre”.Sia il romanzo che le scene selezionate per lo spettacolo sono ambientati a Pozzallo, in Sicilia e a Castelvolturno, in Campania e riprendono le problematiche di quei territori. Pozzallo è il luogo in cui arrivano i barconi con gli immigrati che, rischiando spesso la vita, scappano dalla guerra, dalla miseria o cercano di raggiungere i propri familiari. Questi immigrati però si ritrovano in una realtà differente: non vengono integrati nella società, devono nascondersi e violare la legge per sopravvivere.
I più sfortunati vengono mandati a Castelvolturno per fare dei lavori stagionali come la raccolta delle mele o dei pomodori. Ovviamente le condizioni in cui lavorano sono pessime: sono malpagati, hanno degli orari assurdi e nessuna garanzia. Sarebbe più opportuno chiamarla schiavitù.
A Castelvolturno, nel casertano, ci troviamo nella cosiddetta Terra dei fuochi, una zona nella quale la camorra ha sotterrato rifiuti tossici inquinando il suolo e le falde acquifere e condannando coloro che vi vivono a malattie respiratorie, avvelenamenti da cibi tossici e tumori.
I contenuti dello spettacolo sono chiari: oltre che di inquinamento, immigrazione clandestina e criminalità organizzata si parla anche di disoccupazione, degrado sociale e prostituzione minorile. Non erano altrettanto chiari i movimenti che facevano i ragazzi e cosa stavano a significare. Certo, guardando qualcuno che imita la guida di un’auto si potrebbe intuire che sta facendo un viaggio, ma dove? Perché?
La risposta a queste domande è arrivata al termine dello spettacolo, quando lo sceneggiatore ha fornito delle spiegazioni, altrimenti era piuttosto difficile seguire per chi non avesse letto il libro e non conoscesse la trama.
Ho apprezzato le pause tra un ballo e un altro, durante le quali veniva data voce ai singoli personaggi e questo aiutava a capire meglio ciò che avveniva in scena.
Frequentare un gruppo teatrale può essere molto utile, specialmente per noi ragazzi.
Non vi ho mai partecipato personalmente, ma da quello che ho visto, sentito e letto, il teatro aiuta a riscoprire questo nostro corpo, che cambia, muta, si trasforma ed è capace di eseguire movimenti che non credevamo possibili; è un mezzo di espressione alternativo per coloro che faticano ad esprimersi a parole; si impara a relazionarsi col pubblico così parlare davanti alla classe durante un’interrogazione non è più un problema; si creano nuove amicizie e si sta meglio con se stessi.
I ragazzi hanno fatto un bel lavoro: nonostante non sempre capissi cosa stavano facendo, era bello vederli muovere in scena, ho scoperto in loro delle capacità che non avrei mai immaginato, inoltre erano ben azzeccate le musiche che accompagnavano l’intero spettacolo.

25 anni dopo

Pubblichiamo oggi questo articolo per ricordare, in occasione di queste feste, che Natale significa anche solidarietà e ricordo.

Facciata-salvemini

6 dicembre 1990, 12 vite spezzate.

6 dicembre 2015,  in onore dei 12 ragazzi.

Cosa si evince 25 anni dopo la strage?

La partecipazione all’evento ha dimostrato non solo un forte senso di appartenenza ma anche un sostegno molto significativo alle famiglie delle vittime. Il ricordo della strage e la rabbia per la mancanza di misure legislative adeguate sono ancora vivi dopo 25 anni. Tutto ciò ha portato a riunirsi non solo studenti e insegnanti, ma anche personalità molto importanti come il presidente della Regione Stefano Bonaccini e i sindaci dei paesi del territorio. In questo modo la nostra scuola ha dimostrato vicinanza e solidarietà nei confronti di una tragedia che ancora oggi rimane senza senso e senza colpevoli.  Nonostante fosse domenica, le presenze sono state numerosissime: centinaia di persone hanno riempito l’Aula Magna e svariate classi, nelle quali la conferenza veniva trasmessa in streaming. È stato mostrato inoltre il cortometraggio  di Davide Labanti realizzato in collaborazione con gli studenti del Salvemini, che ha offerto un momento di riflessione a tutti i presenti.  Dopo di che si è formato  un corteo, diretto alla vecchia succursale del Salvemini, ora Casa della Solidarietà: tutti gli studenti hanno portato un crisantemo come gesto simbolico di ricordo per tutte le vittime.

25 anni dopo, il 6 dicembre, il pensiero è ancora rivolto a tutti quei ragazzi che, come noi, vivevano un normale giorno di scuola. Nessuno si è dimenticato di ciò che è successo e, anche a distanza di tanti anni, nessuno lo farà mai. Anche 25 anni dopo, il Salvemini non dimentica.

Martina Bargiotti, Elisa Sammarchi