La bellezza di essere donne

images                       di Anna Dondarini

La festa della donna viene festeggiata l’8 Marzo di ogni anno. Questa giornata serve a celebrare le conquiste sociali e politiche delle donne negli anni. In Italia si tenne per la prima volta nel 1922, ma successivamente venne stabilita una giornata comune per tutti i paesi. Il regalo della mimosa alle donne è ormai divenuto un rito, come il vischio a Natale o le lenticchie a Capodanno, ma pochi sanno il motivo di questo gesto. Regalare la mimosa è una tradizione tipica italiana ed è nata nel 1946 all’assemblea dell’Unione donne italiane. Vi erano più fiori tra cui decidere, ma la mimosa rappresentava il migliore in quanto era l’unico che sbocciava a Marzo e, nonostante la sua fragilità apparente, era in grado di crescere anche su terreni difficili.

Ma, oltre agli omaggi floreali, nella giornata dedicata alle donne bisognerebbe ricordarne qualcuna fra quelle  che hanno combattuto e che hanno cambiato il corso degli eventi, che hanno permesso alle donne del presente di avere diritti e di essere indipendenti. Rita Levi Montalcini: è stata una delle più grandi scienziate del 20° secolo. Vinse il premio Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1986 ed è stata la prima donna ad essere ammessa all’Accademia Pontificia. Oriana Fallaci: è stata una scrittrice e giornalista molto apprezzata (e spesso criticata per le posizioni radicali che prese) e fu la prima donna ad andare al fronte in qualità di inviata speciale. Maria Montessori: fu una grande pedagogista, medico, scienziata e filosofa italiana. Divenne famosa per il metodo da lei sviluppato che è un sistema educativo usato in migliaia di scuole in tutto il mondo. Samantha Cristoforetti: è un’aviatrice, ingegnere e astronauta militare. Nel 2014 partecipò al lancio con la navicella Soyuz trascorrendo 200 giorni nello spazio. È stata la prima donna italiana negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea.

Tante altre sono le donne che hanno cambiato il corso della storia, ma elencarle tutte diventa difficile in quanto ogni donna è unica e questa giornata serve a ringraziare tutte coloro che ogni giorno combattono per rendere migliore il mondo.

Buona festa della donna!

 

ALMAORIENTA di Alice Puglioli

ALMAORIENTA di Alice Puglioli

 

L’1 e il 2 marzo si è svolta in fiera “Almaorienta”  cioè un’iniziativa organizzata dal polo universitario bolognese (che comprende l’università di Bologna, Forlì, Cesena, Rimini, Ravenna e la sede di Buenos Aires) per aiutare i ragazzi di quarta e di quinta superiore ad  orientarsi nella scelta della facoltà universitaria.

Nel padiglione 25, diviso in quattro sale, si sono tenute delle conferenze a cura dei presidi di facoltà e dei professori che, oltre a promuovere la loro facoltà in generale, hanno espresso un comune l’invito a non sottovalutare  le facoltà in cui non è previsto il test d’ammissione.

Nel padiglione 26 si trovavano gli stand di tutte le facoltà. Negli stand professori ed alunni erano a disposizione per chiarire i nostri dubbi su ogni corso di laurea o laurea magistrale; inoltre erano disponibili le brochure con le indicazioni dettagliate dei corsi, molto utili per vedere i piani di studio dei corsi a cui si è interessati.

Inoltre erano presenti  stand di attività legate all’Università come quello del gruppo sportivo, del gruppo musicale o dedicato alla borsa di studio ER.GO.

In modo molto libero quindi si poteva passare dalle conferenze agli stand e viceversa in base alle proprie esigenze. Purtroppo erano stati previsti solo due turni, per cui le presentazioni sono state svolte anche in concomitanza, costringendo chi fosse stato interessato a due facoltà dello stesso turno a rinunciare ad una o all’altra o ad assistervi per metà ciascuna.

Per questo  l’Almaorienta è una buona occasione per chi ha un’idea abbastanza precisa di cosa fare all’università perché può avere un primo contatto con i professori, fare domande (riguardanti esami, iscrizione e sbocchi lavorativi) ed eventualmente trovare una conferma alla sua scelta.

Per chi invece ha ancora le idee confuse, certo questo ha rappresentato un passo di avvicinamento alla scelta, anche se l’impossibilità di partecipare a tutte  le conferenze può aver creato ulteriori dubbi e incertezze.

Rimane, quindi,  un’utile esperienza per tutti, ben organizzata anche per quanto riguarda il trasporto (era attiva una navetta tra la Fiera e la Stazione Centrale) e sicuramente consigliabile anche in futuro per chi dovrà affrontare il passo importante (o salto mortale?) tra Scuola Superiore e Università.

Per fare chiarezza…

I Paesi europei in cui è legale l'eutanasia (134mm x 100mm)
I Paesi europei in cui è legale l’eutanasia

di Anna Catania

 

In occasione della morte di dj Fabo si è riaperta la polemica sul suicido assistito, illegale in Italia: infatti per la legge è un reato l’istigazione al suicidio.

Prima di esprimere giudizi bisogna avere le idee chiare sui termini più utilizzati:

SUICIDIO ASSISTITO: Il paziente chiede al medico di prescrivere il mix di farmaci letali, di solito una bevanda. Il medico non agisce dunque direttamente ma collabora col malato, che ingerisce autonomamente il mix letale.

EUTANASIA: è il procurare intenzionalmente e nel suo interesse la morte di un individuo la cui qualità della vita sia permanentemente compromessa da una malattia, menomazione o condizione psichica.

Si definisce ‘attiva’ se si tratta  di un’iniezione letale da parte del medico su richiesta del paziente.

L’eutanasia è ‘passiva’ quando si interrompono le cure che tengono in vita il malato.

DAT (TESTAMENTO BIOLOGICO): Sono dichiarazioni che il soggetto decide di fare quando è in grado di intendere, in vista di una futura situazione in cui si trovasse in condizioni gravissime e non fosse più in grado di disporre di sè.

 ACCANIMENTO TERAPEUTICO: Eccesso nelle cure, che non hanno una reale utilità, non potendo portare alla guarigione, o che sottopongono il paziente a eccessiva sofferenza.

La cosa che hanno in comune il suicidio assistito e l’eutanasia è che occorre dimostrare di avere una malattia grave, incurabile, clinicamente accertata e irreversibile.

 

 

Trump: from rags to riches

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di Giulia Mantovan

In the ‘20s American people were living the great American Dream. Nowadays that dream is gone. Or, at least, it was. Obama is an example of the existence of this living Dream. Born as a simple person he became the POTUS. And so is the new one.

Donald Trump has just become the new President Of The United States starting from nowhere. Born in Queens he grew up in a strict middle-class-family and at 13 years old he was sent to military school to be straightened out because his father discovered a switchblade in Donald’s bedroom.

In 1971, three years after graduating from college, he moved into an apartment in Manhattan. As said from a BBC journalist he was “a suburban boy, an outsider on the Upper East Side but his audacity astonished many developers there”. Eleven years later he built the Trump Tower, now an iconic feature of Manhattan skyline.

 

In 1987 he published his first successful book ‘The Art of the Deal’ that made Trump even richer and made him renowned even out of New York as an excellent businessman. His second book, ’The Art of the Comeback’, was published in 1997 and it told the story of how he overcame his debts after the terrible knock out that 90s had been for him, culminate with his father’s death.

Trump soon raised from the ashes and started doing politics, ending in 2016 at being elected POTUS.

He has lived the great American Dream and he wants ‘America great again’ making people believe in this Dream more than ever.

Questo articolo è tratto dal blog della 5^H: per consultarlo e leggere altri articoli andate al seguente indirizzo http://thegreatgatsbyblogby5h.blogspot.it/

 

 

CIOCCOLA-TI-AMO: CASALLECCHIO Più DOLCE CHE MAI

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di Beatrice Fanti, Laura Pillati, Martina Soli, Sofia Conti, Alice Fattibene e Laura Brunelli

Sabato 11 e domenica 12 febbraio 2017 si è svolta a Casalecchio di Reno, presso Piazza del Popolo e Piazza Caduti, l’ottava edizione di Cioccola-ti-amo, Festa del Cioccolato artigianale. L’Istituto Salvemini ha sfruttato questa occasione per intervistare Paolo Nanni, assessore al commercio, al marketing, al turismo e alle attività produttive.

1.”Come mai il comune di Casalecchio di Reno organizza un evento proprio sul tema del cioccolato?”
“La festa del cioccolato è un brand ormai riconosciuto anche fuori dal confine di Casalecchio dove, come già sapete, esistono due pasticcerie importanti come Dolce Lucia e Dino, quindi il nostro territorio è un contesto favorevole a questo tipo di evento. Questa festa è molto importante soprattutto per il nostro centro, i nostri commercianti, per rivitalizzare la città, infatti avviene con la collaborazione dei privati, del pubblico e dei commercianti, proprio perchè se non venissero organizzate delle manifestazioni che riescano a portare le persone nel nostro territorio, inevitabilmente andrebbero in altri luoghi.”

2.”Quali sono le vostre aspettative per quanto riguarda questa manifestazione?”
“Le nostre aspettative sono quelle di raggiungere il maggior numero di visitatori nel nostro centro storico, di degustatori e di partecipanti di tutte le età; puntiamo alla crescita, anno per anno innalziamo la qualità portando nuovi prodotti e presentando opere di maestri cioccolatieri provenienti da tutte le regioni italiane. Ciò che vogliamo è far conoscere questa manifestazione fuori dai nostri confini in modo da far conoscere anche la nostra città.”
3. “Come mai questa manifestazione ha deciso di coinvolgere e collaborare con i bambini delle scuole primarie?”
“Gli alunni delle scuole primarie sono stati coinvolti perché, secondO il nostro progetto, è molto importante far conoscere le proprietà nutritive del cibo già da piccoli. La collaborazione con le scuole ha ottenuto un grande risultato grazie ai laboratori svolti dai bambini con l’aiuto degli studenti del Salvemini, che li hanno affiancati in veste di istruttori. La professoressa A. Di Stefano, che era presente a uno dei laboratori, è rimasta molto colpita dall’interesse dimostrato dai bambini.”
4. “Avete usato un criterio nella selezione dei partecipanti?”
“Gli artigiani partecipanti, secondo il nostro criterio, possono provenire da tutta Italia e anche dall’estero, non abbiamo un criterio di selezione, ma abbiamo invece un criterio di valutazione. Noi abbiamo cinque giudici, c’ero appunto io, l’assessore delle attività produttive, un giornalista del resto del carlino e due precedenti componenti delle associazioni di categoria i quali per diverse ore hanno assaggiato le praline per poi scegliere la migliore, e come vi dicevo, ha vinto appunto questa ragazza di Senigallia che ha fatto un prodotto eccezionale.”
Cioccola-ti-amo cresce ogni anno sempre di più grazie all’aiuto di tutti, facendo diventare sempre più famoso questo brand.

PERCORRIAMO UNA CULTURA DELLA PACE

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di Beatrice Fanti e  Anna Catania

“Percorsi di pace” è un’associazione nata alla fine degli anni ’90, con lo scopo di opporsi alla guerra nell’ ex- Jugoslavia ; tuttora si occupa di promuovere una cultura della non violenza, di rispetto e impegno per la pace e la solidarietà.
L’intervista al presidente Giancarlo Zanetti ha lo scopo di far conoscere l’associazione a noi studenti del “Salvemini” e di diffondere una cultura di pace.
“Pace” non è solo “non fare la guerra”: pace è rispetto per noi stessi e per gli altri. L’associazione tratta infatti molti temi come il razzismo, il femminicidio, la mafia e le ingiustizie sociali.
PER QUALE MOTIVO E’ STATA FONDATA L’ASSOCIAZIONE PERCORSI DI PACE?
L’associazione nasce da un gruppo di persone contrarie alla guerra nella ex Iugoslavia, che dava aiuto ai profughi, raccoglieva fondi per gli ospedali di Sarajevo.
Percorsi di pace ha collaborato anche con il gruppo Arcobaleno, in cui c’era un gruppo di ragazzi di 17 anni circa che occupava i suoi pomeriggi stando con i bambini di 5 o 6 anni, una sorta di scoutismo laico, con lo scopo principale di favorire l’aggregazione giovanile e, successivamente alla nascita del comitato di solidarietà, per aiutare i giovani in difficoltà.
Il nome “Percorsi di pace”, tra tanti altri, è stato scelto in una sorta di referendum e rappresenta l’obiettivo stesso dell’associazione ovvero diffondere la pace e la non violenza.

QUALI SONO LE PRINCIPALI ATTIVITÀ CHE SVOLGETE ALL’INTERNO DELL’ASSOCIAZIONE?
Noi attuiamo progetti nelle scuole per aiutare i ragazzi che hanno difficoltà di inserimento, come gli studenti stranieri per esempio, attraverso i doposcuola.
Un altro gruppo si dedica alla cultura della non violenza con serate e manifestazioni, occupandosi non solo dei problemi legati alla guerra, ma anche delle forme di violenza che possiamo trovare nella nostra società
Il gruppo solidarietà opera attraverso la raccolta, una volta a settimana, di generi alimentari che le aziende scartano, vengono preparati dei sacchetti che sono poi distribuiti alle famiglie che ne hanno bisogno ( al momento sono 90 )
Facciamo inoltre un mercatino dove si vendono vestiti o oggetti per la casa. Quello che non viene venduto, viene dato alle case famiglia, a padre Marella e infine alle carceri.
QUAL E’ IL PROGETTO CHE VI DA’ MAGGIOR SODDISFAZIONE?
Collaboriamo con una piccolissima associazione che raccoglie manifesti dagli anni ’50 a oggi. Ora i manifesti raccolti sono 5.000 e ci piacerebbe trovare un modo per farli vedere a tutti.

IN CHE MODO L’ASSOCIAZIONE POTREBBE COLLABORARE CON LA NOSTRA SCUOLA?
La nostra associazione è solita, intorno al 21 marzo, andare nelle scuole per portare momenti di riflessione attraverso le testimonianze di alcune persone che hanno vissuto dei momenti significativi del nostro tempo. E’ importante, ad esempio, mantenere il ricordo di Auschwitz per evitare che si perda nel tempo.
Se la scuola fosse d’accordo, si potrebbero raccontare vere e proprie storie anche di gente che non c’è più attraverso i nostri manifesti.
All’interno della scuola è importante portare la consapevolezza del mondo in cui viviamo attraverso dibattiti sui temi di attualità, è importante mantenere un dialogo con i giovani trattando anche il tema della pace, ricreare un gruppo di giovani come c’è stato fino al 2006/2007, utilizzare la loro energia per migliorare il loro stesso futuro.
Un’esperienza importante per noi, ad esempio, è stata l’ospitalità che abbiamo fornito ad un gruppo di ragazzi israeliani e palestinesi che aveva in comune il fatto di avere avuto un parente ammazzato nello scontro fra questi due popoli. Questa esperienza è stata molto importante, perché i membri del gruppo potevano dare testimonianza del proprio vissuto.
Arrivederci a presto e speriamo di percorrere un po’ di strada insieme!

Siti Bufala

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Anna Dondarini e Lorenzo Ramponi

Innanzitutto forniamo la definizione di questa tipologia di siti:

un sito bufala è un sito che fornisce informazioni del tutto false, o in parte non vere, al lettore.

Perché esistono?

Il gestore di un sito internet guadagna in base al traffico di utenti che vi entrano. Una persona tende a visualizzare un contenuto spinto dalla curiosità, quindi inserendo informazioni false su internet come ad esempio:”Scoperta nuova cura medica”, la possibilità che gli accessi siano più alti aumenta.

Sei entrato in un sito bufala?! Non preoccuparti, non è successo assolutamente niente, creare informazioni false non è un reato, ed in questi siti non c’è il rischio di prendere dei virus.

L’importante è che tu riesca a riconoscere se ciò che tu stai leggendo sia veritiero oppure no.

Per riconoscere l’integrità di un’informazione su un sito, ci sono diversi metodi:

Nome –  Si può capire facilmente l’autenticità di ciò che stai leggendo controllando il nome del sito, per esempio questo sito www.quotiDIANO.it è diverso da quest’altro www.ilfattoquotiDAINO.it: spesso si utilizzano nomi simili per confondere l’utente.

Fonti – L’esattezza di un’informazione è identificabile tramite le fonti alla fine di un articolo, se non sono presenti, probabilmente l’articolo è falso.

Confronto – Una volta letta un’informazione, fare una ricerca per verificarne l’esattezza, confrontando i dati trovati, è il miglior metodo che si possa utilizzare.

Una lista di siti bufala in continuo aggiornamento è oltretutto visualizzabile cliccando su questo link: http://www.bufale.net/home/the-black-list-la-lista-nera-del-web/

RICORDARE È IMPORTANTE

monsieur-batignoledi Anna Dondarini

Il 27 gennaio è la giornata della memoria e in questa occasione  è stato trasmesso per televisione un film francese del 2002: “Monsieur Batignole” del regista (e interprete) Gérard Jugnot.
Il film si svolge nel 1942. Il protagonista Edmond Batignole, proprietario di una piccola bottega, vive insieme alla moglie, alla figlia ed al futuro genero, Pierre-Jean, in una palazzina di Parigi. Edmon non é né collaborazionista né perseguitato, ma quando Simon bussa alla sua porta non può che aiutarlo, provando pietà nei suoi confronti. Simon è il figlio di una famiglia ebrea che abitava al piano superiore, ma che era stata denunciata alla polizia proprio da Pierre-Jean. Il bimbo era riuscito a scappare e non sapendo dove andare ero tornato in quella che un tempo era casa sua, ma che subito dopo il loro arresto era diventata di proprietà di Edmond. Nonostante Pierre-Jean sia un collaborazionista dichiarato, Edmond si prende cura di Simon, nascondendolo prima in soffitta e successivamente in cantina. A Simon si aggiungono anche le cuginette, i cui genitori erano stati arrestati ed insieme cercano di raggiungere la Svizzera per scampare ai nazisti.
Una storia semplice, ma efficace per far capire quello che successe 72 anni fa.  Un film in cui i personaggi interpretano le diverse realtà: Edmond rappresenta il bene, l’eroe della situazione. Inizialmente è indifferente al bambino e a tutto ciò che gli succede intorno, ma grazie anche alle storie che Simon gli racconta sugli ebrei capisce ciò che sta succedendo realmente nel mondo e ciò che gli ebrei devono vivere ogni giorno. Non si sottomette ai nazisti e non denuncia il bambino poiché si reputa responsabile della perdita dei genitori e del fratello. Pierre-Jean rappresenta il male, collaborazionista che denuncia migliaia di ebrei per bieco interesse. Non prova pietà per nessuno, neanche per dei bambini orfani e spaventati e sarà proprio il suo fanatismo che lo farà uccidere. La moglie di Edmond é disinteressata a tutto ciò, si preoccupa solo dei soldi. Una donna burbera e priva di pietà che asseconda il genero in tutto ciò che fa pur di poter vivere nel lusso.
In quel periodo la maggior parte delle persone erano indifferenti, disinteressate alla vita politica e sociale e fu proprio la loro chiusura verso il mondo esterno che causò questa tragedia. La giornata della memoria serve per prendere coscienza. L’abbandono dei valori come l’uguaglianza, la libertà individuale e la solidarietà unito ad idee razziste e violente portò allo sterminio di massa degli ebrei. Ricordare è importante anche se doloroso, soprattutto per chi ne è stato protagonista, è necessario aver ricordo di quei terribili momenti, cosicché gli uomini di domani non debbano di nuovo commettere gli stessi errori. Ciò che è accaduto non si deve più ripetere.

SAN PATRIGNANO: UN INSEGNAMENTO DI VITA

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di Anna Dondarini

San Patrignano è una comunità di recupero da dipendenze che mette al centro del percorso dei ragazzi la formazione individuale. Fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli, si trova a Coriano in provincia di Rimini e da molti anni le terze della nostra scuola trascorrono lì una giornata.
Una volta arrivate a San Patrignano, le nostre classi vengono accolte da alcuni ragazzi che mostrano le attività svolte nella comunità.
Durante la visita, i ragazzi di San Patrignano raccontano della loro vita e di come sia cambiata dal momento in cui sono entrati nella comunità.
Questa esperienza è sempre molto interessante, perché avvicina alle problematiche del disagio e dell’emarginazione ed è istruttiva per noi adolescenti, che raramente veniamo posti di fronte a problematiche gravi e difficili e che spesso non conosciamiamo mondi diversi da quelli che siamo abituati a vedere. E’ utile anche ai ragazzi della comunità, in quanto parlare con persone esterne li aiuta a superare questo periodo difficile, inoltre dimostra ai visitatori la volontà ammirevole con cui i ragazzi della comunità stanno affrontando i loro problemi.
Un nostro studente, dopo questa visita, ha detto agli ospiti di San Patrignano: “Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempendo la spaccatura con dell’oro. Essi credono che quando qualcosa subisce una ferita e ha una storia, diventa più bello. Io credo alla stessa cosa: durante la vostra vita, voi, avete subito delle fratture, ma avete avuto anche il coraggio di riempire le vostre ferite valorizzandole e questo ha fatto sì che diventaste più belli di prima!”