Progetto Meltep Erasmus+ 2015: Portsmouth (England)

Progetto Meltep Erasmus+ 2015: Portsmouth (England)di Alice Puglioli

Quando si sente parlare di Erasmus si pensa subito all’università e invece questa volta riguarda anche noi studenti di scuola media superiore.
Il Salvemini, infatti, è l’istituto capolista del progetto  Erasmus+ che, grazie a fondi dell’EU,  organizza tirocini di tre settimane all’estero in Francia, Inghilterra, Spagna, Malta e Germania.
Gli studenti che intendevano aderire all’iniziativa  hanno dovuto rispondere ad un bando    e sottoporsi ad una  conseguente selezione basata sul merito e  sul reddito.

Quando ho fatto domanda non ero pienamente convinta e non sapevo cosa sarebbe successo,  se mi avessero scelta. Read more

La combinazione perfetta

stage

di Giulia Mantovan

Come tutti sanno, nel Piano di Offerta Formativa del nostro Istituto è prevista per le classi quarte la partecipazione ad un Stage di alternanza scuola-lavoro per un periodo che varia tra le due e le tre settimane. La classe 4H indirizzo RIM, di cui io faccio parte, è stata selezionata per un progetto dell’Agenzia delle Entrate, formula 4+1. Ciò sta a significare che quattro giorni della prima settimana noi studenti ci siamo recati presso le due sedi della circoscrizione di Bologna dell’Agenzia delle Entrate e un giorno presso Equitalia. Grazie alla rappresentante dei genitori, associata dell’Albero delle Professioni, è stato possibile prendere parte ad altre due settimane di stage presso alcuni professionisti (commercialisti, avvocati,…) che esercitano la loro professione a Bologna e provincia.

La cosa più interessante di queste due esperienze è che ci  hanno dato la possibilità di vedere entrambe le facce del nostro indirizzo: l’economia e le lingue.

Queste ultime sono state molto utili durante la permanenza all’Agenzia delle Entrate, soprattutto al Box Informazioni, poiché arrivava gente da ogni parte del mondo che chiedeva in inglese il biglietto per lo sportello più adatto alle loro esigenze. In più, quando dovevano compilare dei moduli, l’inglese non era abbastanza e a questo punto intervenivano lo spagnolo ed il francese.

Le altre attività non richiedevano competenze pregresse particolari poiché si trattava di emettere Codici Fiscali con il Software dell’Agenzia, oppure si dovevano rilasciare i pass per accedere alla Direzione Provinciale.

L’economia, invece, è stata più utile durante le successive due settimane, in quanto alcune delle mansioni prevedevano la conoscenza del Bilancio ed alcune delle sue voci o regole di redazione.

Altri strumenti molto utili sono stati i programmi di Microsoft Office, in particolare Excel e Word: ogni mansione prevedeva l’utilizzo di almeno uno dei due.

Come anticipato dal titolo di questo articolo queste due esperienze sono state “la combinazione perfetta” per una classe di indirizzo RIM proprio per il fatto che hanno toccato entrambi i pilastri del percorso di studi.

Assolutamente un’esperienza da riproporre alle classi quarte dei prossimi anni.

Responsabilità Alunni

Non è colpa mia! Insegnare la responsabilità
Riceviamo dal prof Marchini e con un certo ritardo (sorry) pubblichiamo

di Camillo Marchini

Da qualche giorno, con alcune classi, stiamo ragionando sul concetto di responsabilità e, come sempre, i ragazzi riescono a stupirmi ed entusiasmarmi per la loro profondità.

Proprio per questo, vorrei proporre a “Voci di Corridoio” alcune riflessioni personali, stimolate da quelle emerse nel corso delle lezioni.

Mi colpisce sempre quello che mi appare come una continua de-responsabilizzazione degli adolescenti e dei giovani – che lo sanno far bene anche da soli! – ad opera degli adulti, siano essi i genitori, gli educatori i giornalisti o gli esperti che pontificano da qualche scanno in tv.

Il messaggio mi sembra sempre lo stesso: non è colpa loro.

“Loro” chi? Voi adolescenti e giovani.

Mi aiuta nell’esposizione il riferimento a recenti fatti di cronaca.

Qualche settimana fa un giovane, dondolandosi sulla sedia, cade, sbatte la testa e muore.

Posto che 17 anni non sono mai l’età per morire ed è qualcosa di orribile quanto avvenuto, colgo con una certa insofferenza l’annuncio della giornalista che si affretta a dire che Christian è morto per colpa di quella sedia che non doveva trovarsi lì.

La giustizia, che “deve fare il suo corso”, inquisirà il Dirigente e il Docente che era in classe in quel momento e non sufficientemente attento alla sorveglianza in quanto, probabilmente impegnato nella spiegazione (come succede normalmente a un docente in classe!), non ha richiamato abbastanza l’alunno che reiteratamente si dondolava sulla sedia.

Insomma se, agendo da imprudente, ti capita qualcosa, carissimo giovane o adolescente, sta’ tranquillo, il messaggio è chiaro: non solo non è colpa tua, ma è colpa di qualcun altro.

Ribadisco il rispetto per il dolore di una famiglia che ha perso un figlio e alla quale va la mia più sincera compassione.

Tuttavia, non credo che una notizia come questa sia stata data in maniera adeguata.

Cari ragazzi, quando vi si priva del carico delle vostre responsabilità, assolvendovi dalle conseguenze delle vostre azioni (siano esse l’incidente a seguito di una sbronza o la dovuta bocciatura perché non avete studiato), vi si fa un grave torto: vi si illude che le difficoltà non esistano; si mistifica l’esperienza della vita, facendovi credere che sempre ci sarà un “adulto” che vi “toglierà dalle pesche”; vi si impedisce di crescere, mantenendovi in uno stato di perenne irresponsabile infanzia, indubbiamente comodo a voi, ma anche a noi adulti… e così tremendamente innaturale e ingiusto: togliervi le vostre responsabilità è come togliervi il pane.

Il culmine, tuttavia, credo lo si sia toccato con quanto avvenuto qualche giorno fa: due giovani hanno torturato e ucciso un coetaneo per vedere che effetto faceva, dopo aver cercato una vittima diverse ore, prima di trovare il malcapitato.

Sicuramente tutti abbiamo letto resoconti e cronache che non ci hanno risparmiato i particolari più pruriginosi, ennesimo resoconto che sa più di fiction che di realtà; abbiamo letto commenti e sentito le parole di avvocati, aggressori, genitori…

In tutto ciò, mi atterriscono due cose.

Anzitutto il fatto che i due assassini (perché di questo si tratta) sono descritti come due bravi ragazzi: non è stata colpa loro, ma della droga, dei 1800 € di coca che avevano assunto.

In secondo luogo, ma non meno grave, c’è il fatto che nessuno ha nominato la vittima, se non per descrivere quello che ha subito: non ho sentito una parola di commiserazione, nessuna richiesta di perdono da parte degli assassini o dei loro genitori ai genitori del ragazzo ucciso che, in questo momento appare totalmente negletto in quanto persona e vittima.

Oh certo: il dolore dei suoi genitori non è minimamente in discussione ed è così scontato che non lo si considera e chiedere scusa è inutile.

Penso la verità sia un’altra: sarebbe troppo pensare Luca Varani come vittima!

Pensarlo così vorrebbe dire riconoscere ai due coetanei che l’hanno torturato e ucciso lo status di assassini, responsabili delle loro azioni e della morte orribile del loro coetaneo; azioni che hanno condannato due genitori a un inconsolabile dolore, aggravato dal ricordo del modo in cui il loro figlio è stato torturato e ucciso.

Ma no… ma che sto dicendo? Anche di fronte a questo non possiamo pensare che Marco e Manuel – gli omicidi e torturatori di Luca – siano responsabili: “so’ rragazzi!” e non ne hanno colpa…

Non hanno colpa di niente!

Di niente.

GLI UTILI IDIOTI

di Alice Puglioli, Beatrice Verdi, Giulia Mantovan

In seguito all’incontro in Aula Magna, tenutosi il 31 Marzo 2016, abbiamo ricevuto una lettera del prof. Marchini. L’incontro era incentrato sulla legalità e sulla lotta alla mafia. I relatori erano Flavio Tranquillo, giornalista di Sky Sport, e Mario Conte, giudice della Corte D’Appello di Palermo, autori del libro “I Dieci Passi”. Il moderatore dell’incontro era Pierluigi Senatore, direttore di Radio Bruno.

Riportiamo di seguito la lettera e pubblichiamo la nostra risposta. Read more