TAP – Cos’è e perché si protesta

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Il TAP (Trans-Adriatic Pipeline) è un progetto volto alla costruzione di un nuovo gasdotto che attraverserà Grecia ed Albania, per poi arrivare in Italia, nella provincia di Lecce.

Questo gasdotto permetterà l’afflusso di gas naturale proveniente dal Mar Caspio in Italia ed in Europa, un gasdotto quindi indipendente da Russia e Gazprom.

In Italia, in Salento, molti cittadini stanno protestando contro il TAP perché credono che il gasdotto possa rovinare il territorio in cui verrà costruito.

In particolare la protesta riguarda l’espianto di 211 ulivi, che in realtà verranno poi ripiantati a lavoro finito.

L’ambiente dovrebbe essere sufficientemente tutelato: non ci sono possibilità che ci siano perdite di gas in quanto il gasdotto avrà uno spessore di oltre 25mm, e dal 1970 al 2011 non ci sono stati incidenti riguardanti tubi di tale spessore.

Un’ultima considerazione: in Italia ed in Europa un impianto indipendente dalla Russia, contando la situazione politica globale, è una risorsa necessaria, che oltretutto porterà vantaggi economici alle aree del Salento interessate.

Per approfondire l’argomento e la notizia di cronaca a seguito due link:

http://www.linkiesta.it/it/article/2017/03/30/tragicomico-sud-la-protesta-insensata-contro-il-gasdotto-in-puglia/33708/

http://www.agi.it/fact-checking/2017/03/29/news/su_tap_e_ulivi_ha_ragione_il_ministro_o_i_manifestanti_-1631671/

CHI È DIVERSO DA CHI?

di Lorenzo Ramponi, Alice Puglioli, Beatrice Verdi, Giulia Mantovan

Nei giorni scorsi un campione di 11 classi (3 prime, 2 seconde, 2  terze, 2 quarte e 2 quinte) ha compilato un questionario totalmente anonimo sulle diversità. Sono stati analizzati razzismo, omofobia, diversità di genere e disabilità. Le risposte sono state le più varie e noi della Redazione abbiamo raccolto e analizzato i risultati (visibili in fondo alla pagina).

AMBITO 1: La diversità etnico – religiosa

Abbiamo esordito chiedendo cosa fosse il razzismo e la quasi totalità del campione ha dimostrato consapevolezza di cosa significhi. Nonostante questo dato rassicurante, nel quesito successivo troviamo solo il 57,3%, poco più della metà, che si dichiara totalmente non razzista.

Il dato successivo è sconvolgente, ma coerente con quello che abbiamo appena detto: il 41,8% ritiene giustificabile il razzismo, chi a volte, chi spesso e chi sempre! Strano, perché alla domanda su quanti amici stranieri abbiano, solo il 5,9% non ne ha nessuno. Ciò significa che il 35,9% di quelli che trovavano giustificabile il razzismo ha almeno un amico straniero. Inusitato!

Esattamente il 60% del campione afferma di conoscere poco o per niente le Culture e le Religioni straniere. Sicuramente sono stati sinceri: a questo punto bisogna chiedersi se la scuola possa fare qualcosa per migliorare questa situazione.

Quando vengono proposte frasi discriminatorie nei confronti degli stranieri il 6,4% si dichiara completamente d’accordo e nella domanda successiva, dove vengono proposta una visione positiva dell’immigrato, la stessa percentuale non è per niente d’accordo. Coerenza dei razzisti irriducibili: 100%.

Ci sembra di poter concludere che molti sono consapevoli di avere dei pregiudizi probabilmente a causa di una scarsa conoscenza e, per fortuna, pochi si dichiarano apertamente razzisti.

AMBITO 2: La diversa affettività

Iniziamo con un dato più che confortante: il 97,3% riconoscono l’omofobia come discriminazione.

Purtroppo c’è un “ma”: il 9,5% del campione è omofobo. Questo perché alla domanda di chi sia una persona omosessuale hanno risposto che è una persona malata, da evitare o ridicola.

Quando si mettono in mezzo i figli le opinioni sono più variegate perché il tema è senz’altro più difficile e controverso. Infatti coloro che si ritengono completamente contrari non sono più il 9,5% bensì il 33,6%. Allo stesso modo c’è una parte che pensa che i bambini cresciuti in una coppia omosessuale possano a loro volta diventare omosessuali o addirittura subire discriminazioni. Visti questi dati e visto che quasi la metà del campione dichiara di aver assistito ad atti di omofobia, forse è il caso che avvenga una sensibilizzazione anche a livello educativo e scolastico.

AMBITO 3: Il diverso genere

Nonostante anni ed anni di fidanzamenti, matrimoni, divorzi e femminismo, il rapporto tra uomo e donna è cambiato solo in parte!

Il 66% del campione è consapevole del fatto è possibile che le donne siano discriminate sul lavoro, quindi il campione sembra consapevole della realtà dei nostri giorni, e ciò è un fatto positivo.
E’ altrettanto vero però che i ragazzi riconoscono ancora oggi un diverso trattamento in base al genere, sia in famiglia che fra coetanei, infatti secondo il 49% del campione ,il trattamento dei genitori cambia a seconda del sesso, proprio come 1300 anni fa, all’epoca dei romani.
Infine, gli stessi adolescenti, non hanno un comportamento uguale nei confronti di ragazzi e ragazze: circa il 60% delle ragazze con tante storie viene etichettata come “poco seria” invece lo stesso giudizio viene dato solo dal 40% se si parla di ragazzi.

AMBITO 4: Diverse abilità

Sembra che la scuola stia facendo un ottimo lavoro con gli studenti con diverse abilità: circa il 70% afferma che l’istituzione scolastica facilita la loro integrazione. Ciò ci fa pensare che negli ultimi anni le persone disabili ricevano più rispetto di quanto ne ricevevano anni fa, proprio perché sono presenti nelle classi, e questo viene visto come un fatto positivo (86,8%). Evidentemente il ruolo della scuola negli anni è stato essenziale per l’integrazione dei ragazzi disabili; in particolare qui al Salvemini la presenza di disabili praticamente in ogni classe, le attività extrascolastiche ed i progetti legati alla disabilità hanno portato una incoraggiante consapevolezza nei confronti della disabilità stessa.

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Responsabilità Alunni

Non è colpa mia! Insegnare la responsabilità
Riceviamo dal prof Marchini e con un certo ritardo (sorry) pubblichiamo

di Camillo Marchini

Da qualche giorno, con alcune classi, stiamo ragionando sul concetto di responsabilità e, come sempre, i ragazzi riescono a stupirmi ed entusiasmarmi per la loro profondità.

Proprio per questo, vorrei proporre a “Voci di Corridoio” alcune riflessioni personali, stimolate da quelle emerse nel corso delle lezioni.

Mi colpisce sempre quello che mi appare come una continua de-responsabilizzazione degli adolescenti e dei giovani – che lo sanno far bene anche da soli! – ad opera degli adulti, siano essi i genitori, gli educatori i giornalisti o gli esperti che pontificano da qualche scanno in tv.

Il messaggio mi sembra sempre lo stesso: non è colpa loro.

“Loro” chi? Voi adolescenti e giovani.

Mi aiuta nell’esposizione il riferimento a recenti fatti di cronaca.

Qualche settimana fa un giovane, dondolandosi sulla sedia, cade, sbatte la testa e muore.

Posto che 17 anni non sono mai l’età per morire ed è qualcosa di orribile quanto avvenuto, colgo con una certa insofferenza l’annuncio della giornalista che si affretta a dire che Christian è morto per colpa di quella sedia che non doveva trovarsi lì.

La giustizia, che “deve fare il suo corso”, inquisirà il Dirigente e il Docente che era in classe in quel momento e non sufficientemente attento alla sorveglianza in quanto, probabilmente impegnato nella spiegazione (come succede normalmente a un docente in classe!), non ha richiamato abbastanza l’alunno che reiteratamente si dondolava sulla sedia.

Insomma se, agendo da imprudente, ti capita qualcosa, carissimo giovane o adolescente, sta’ tranquillo, il messaggio è chiaro: non solo non è colpa tua, ma è colpa di qualcun altro.

Ribadisco il rispetto per il dolore di una famiglia che ha perso un figlio e alla quale va la mia più sincera compassione.

Tuttavia, non credo che una notizia come questa sia stata data in maniera adeguata.

Cari ragazzi, quando vi si priva del carico delle vostre responsabilità, assolvendovi dalle conseguenze delle vostre azioni (siano esse l’incidente a seguito di una sbronza o la dovuta bocciatura perché non avete studiato), vi si fa un grave torto: vi si illude che le difficoltà non esistano; si mistifica l’esperienza della vita, facendovi credere che sempre ci sarà un “adulto” che vi “toglierà dalle pesche”; vi si impedisce di crescere, mantenendovi in uno stato di perenne irresponsabile infanzia, indubbiamente comodo a voi, ma anche a noi adulti… e così tremendamente innaturale e ingiusto: togliervi le vostre responsabilità è come togliervi il pane.

Il culmine, tuttavia, credo lo si sia toccato con quanto avvenuto qualche giorno fa: due giovani hanno torturato e ucciso un coetaneo per vedere che effetto faceva, dopo aver cercato una vittima diverse ore, prima di trovare il malcapitato.

Sicuramente tutti abbiamo letto resoconti e cronache che non ci hanno risparmiato i particolari più pruriginosi, ennesimo resoconto che sa più di fiction che di realtà; abbiamo letto commenti e sentito le parole di avvocati, aggressori, genitori…

In tutto ciò, mi atterriscono due cose.

Anzitutto il fatto che i due assassini (perché di questo si tratta) sono descritti come due bravi ragazzi: non è stata colpa loro, ma della droga, dei 1800 € di coca che avevano assunto.

In secondo luogo, ma non meno grave, c’è il fatto che nessuno ha nominato la vittima, se non per descrivere quello che ha subito: non ho sentito una parola di commiserazione, nessuna richiesta di perdono da parte degli assassini o dei loro genitori ai genitori del ragazzo ucciso che, in questo momento appare totalmente negletto in quanto persona e vittima.

Oh certo: il dolore dei suoi genitori non è minimamente in discussione ed è così scontato che non lo si considera e chiedere scusa è inutile.

Penso la verità sia un’altra: sarebbe troppo pensare Luca Varani come vittima!

Pensarlo così vorrebbe dire riconoscere ai due coetanei che l’hanno torturato e ucciso lo status di assassini, responsabili delle loro azioni e della morte orribile del loro coetaneo; azioni che hanno condannato due genitori a un inconsolabile dolore, aggravato dal ricordo del modo in cui il loro figlio è stato torturato e ucciso.

Ma no… ma che sto dicendo? Anche di fronte a questo non possiamo pensare che Marco e Manuel – gli omicidi e torturatori di Luca – siano responsabili: “so’ rragazzi!” e non ne hanno colpa…

Non hanno colpa di niente!

Di niente.

Bologna School of Food di Lorenzo Ramponi

Bologna School of Food è un progetto rivolto alle scuole del territorio dell’Emilia-Romagna, in particolare di Bologna, che punta alla consapevolezza dell’utilizzo dei social media, attraverso la cucina.
Ma perché proprio il tema della cucina? Ebbene la cucina non è solo cibo, ma anche cultura e confronto, quindi permette la crescita dei giovani, oltre che avvicinarli ad un’attività manuale.
In questo progetto noi studenti dovremmo cucinare un piatto tradizionale del nostro territorio e  metterlo su ‘Facebook’, cercando di ottenere più like possibili!
Tutti noi studenti e gli insegnanti possono iscriversi, ed il premio più allettante (oltre ad altri) è una fantastica cena al ristorante ‘Alce Nera’ con il piatto da noi proposto, preparato dal loro chef.
Per maggiori informazioni visita Il sito del progetto e buon appetito!
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